Scorro la pagina di wikipedia per documentarmi sul ricavo al botteghino delle pellicole distribuite di recente, in quanto fanatico dei dati di mercato relativi agli incassi, ed ecco partire in sequenza, all’interno della mia mente, una pletora di film da cercare, per vedere a che punto stanno con il risultato in quanto a box office.

Cerco Independence Day Resurgence e aggiorno l’archivio dati del mio cervello sull’eventuale update dell’incasso sul film americanata, constatando che la massa lorda ottenuta dal sequel più inutile di ogni tempo è rimasta tale e quale a quando l’avevo lasciata ad ottobre, ovvero a 389 milioni di dollari. Ottimo, proseguo oltre e mi aggiorno su altri film, scorro così su Star Trek Beyond e noto che si è ufficialmente saturato a 343 di dollari, annoto quindi mentalmente che rispetto all’ultima volta che l’avevo visto è cresciuto di circa 5Ml, dato che l’avevo lasciato a 338 milioni. Mi dispiace che abbiano ottenuto, in relazione al budget speso per produrlo, un profitto netto pari al numero di chilometri percorsi da un bradipo nell’arco di un ora.

Proseguo oltre e cerco Doctor StrangeLa Ragazza del Treno, Tartarughe Ninja Fuori dall’Ombra (uscito più o meno da un era geologica, certo, ma ho pensato che avrei potuto trovare inaspettati margini infinitesimali di arrotondamento nell’incasso), Trolls, Deepwater Horizon e I Magnifici Sette per notare eventuali discrepanze dovute ad eventuali sviluppi nel cammino commerciale dei suddetti film, dall’ultima volta in cui mi ero documentato. Noto che ognuno di questi prodotti naviga o si è ufficialmente fermato attorno alla cifra da me ricavata durante l’ultima visita, tranne per Doctor Strange che essendo fresco di distribuzione continua a progredire vertiginosamente, di giorno in giorno, verso la vetta commerciale ambita da Marvel, mutando il dato del ricavo di continuo e concretizzando un ottima scalabilità dei numeri, avendo ormai raggiunto, quindi, l’obiettivo break even. Pochi giorni fà l’avevo lasciato a poco più di 200 milioni e ora me lo ritrovo a quota 571 milioni di dollari (dato worldwide). Gli altri invece o si sono ufficialmente fermati o navigano ancora in prossimità delle cifre che avevo visto l’ultima volta (con margini di espansione ridotti attorno allo 0,001%), per cui nessuna novità in vista per tutti gli altri. Buono l’andamento percentuale in termini di visualizzazioni-ricavo raggiunto da La Ragazza del Treno, il quale sembra aver ormai concluso la propria run, totalizzando un introito lordo tre volte maggiore le spese di produzione nette (escludendo quindi costi di marketing, distribuzione ed home video). Box office quindi discreto, per quanto nulla di particolarmente eclatante.

Non contento del pacchetto update con il quale mi ero appena sollazzato durante la navigazione virtuale, e non contento di essermi aggiornato su un numero alquanto discreto di film, continuo a cercare altre pellicole per continuare l’aggiornamento sui numeri pervenuti al box office. Decido di farmi del male e di ricordare un film visto di recente in sala, aggiornandomi quindi su quest’ultimo. Cerco, di seguito, The Accountant. Il fetente ha raggiunto i 138 milioni di dollari di incasso su scala mondiale. Peccato, speravo che si fosse fermato a 27 dollari e che si fosse saturato 8 minuti dopo l’apertura ufficiale del DCP nei cinema. Così non è stato e noto quindi che l’incasso concretizzato ha un chè di massonico. Una somma fin troppo generosa per uno dei migliori disastri concepiti da mente umana verso il quale l’industria abbia mai dato il greenlight. Mi chiedo se il produttore che abbia dato il greenlight a questo film sia un consanguineo dello screenwriter responsabile dell’esistenza del film stesso. Per quanto non si conosce il budget lordo che è stato speso e non si può, quindi, effettivamente sapere il margine che intercorre tra spesa totale e ricavo netto del film, la somma pervenuta per questa fidenzia è alquanto robusta, anche fin troppo alta se relazionata al livello qualitativo/artistico del film.

Ecco, quindi, che mentre mi aggiornavo sui dati del box office, sono stato improvvisamente colto da un illuminazione mistica-astrofisica per un nuovo articolo. Ecco che l’idea dei peggiori film mai visti al cinema è salita ai vertici della mia mente. E sia, faccio questo nuovo articolo. Tutto grazie al collegamento mentale che ho fatto quando ho cliccato su The Accountant, ultimo film, in ordine cronologico, tra quelli visti al cinema. Il film ispira pietà, e quindi via con l’idea della flop 10 epica. Vediamo quali sono stati i film che mi hanno fatto pentire di aver aggiunto i miei 8 euro alla somma ricavata da queste porcate.

#Nota: La lista è in ordine random.
#Nota: Se vuoi sapere il significato di alcuni termini tecnici usati in sede, leggi il vocabolario terminologico del cinema


  • The Last Witch Hunter
  • Anno di uscita originale: 2015
  • Visto: cinema Victoria, Modena, 2015
  • The Pool
  • Anno di uscita originale: 2001
  • Visto: cinema all’aperto, Villafranca Tirrena (ME), 2003
  • Predestination
  • Anno di uscita originale: 2014
  • Visto: cinema Emiro, Rubiera (RE), 2015
  • The Accountant
  • Anno di uscita originale: 2016
  • Visto: cinema Victoria, Modena, 2016
  • 300 L’alba di un Impero
  • Anno di uscita originale: 2014
  • Visto: cinema Victoria, Modena, 2014
  • Mr Holmes e il mistero del caso irrisolto
  • Anno di uscita originale: 2015
  • Visto: cinema Emiro, Rubiera (RE), 2015
  • Robocop
  • Anno di uscita originale: 2014
  • Visto: cinema Victoria, Modena, 2014
  • Star Wars Episodio VII Il Risveglio Della Forza
  • Anno di uscita originale: 2015
  • Visto: cinema Emiro, Rubiera (RE), 2015
  • Leggi la mia recensione qui
  • Freddy vs. Jason
  • Anno di uscita originale: 2003
  • Visto: cinema all’aperto, Villafranca Tirrena (ME), 2003
  • Vacanze di Natale 2000
  • Anno di uscita originale: 1999
  • Visto: cinema Aurora, Villafranca Tirrena (ME), 1999

1. The Last Witch Hunter

vin-dieselUscite di casa e cercate un muro. Fatto? Bene. Prendete una cinepresa e filmatelo per un’ora e mezza. Fatto? Bene. Dopodichè, montate i 90 minuti di girato con il muro come protagonista in un lungometraggio che intitolerete come The Last Witch Hunter. Fatto? Bene. Avete appena ottenuto due cose. La prima, lo spessore e la consistenza di questo film; la seconda, l’espressività e la capacità attoriale di Vin Diesel. Se non siete soddisfatti e non avete ancora una percezione palpabile su quanto questo film faccia cagare, allora mettete in atto questo piccolo esperimento. Mangiate in abbondanza e aspettate che arrivi il richiamo del bagno per i bisogni naturali. Fateli e prendete gli escrementi che avete appena espletato, rinchiudendoli in un contenitore di plastica. Ripete il processo per circa 20 anni. Fatto? Bene. Ora avete a disposizione 20 anni di letame che avrete archiviato a sufficienza. Prendete ora tutti gli escrementi che avete salvato dal risucchio nelle fogne in queste due decadi e riversatele in un unico punto, liberandole dai contenitori di plastica, ammassandole a vicenda come un unico ammasso di materia organica. Fatto? Bene. Avete appena ottenuto la qualità oggettiva del film in ogni sua parte. Un ammasso di merda decadente.

Analizzare razionalmente e argomentare l’eventuale precarietà di questo film è uno sforzo di gran lunga maggiore del recensire un film più complesso, il lerciume di questo film è qualcosa di talmente latente e oggettivo che mettersi ad analizzare il pattume in questione per far capire il perchè è una porcata sarebbe quanto mai futile, scadendo quindi in una sorta di futilità razionale d’annata. Voglio dire, se in strada vedete escrementi di cane non c’è bisogno di un analisi, di un approfondimento analitico o di una catechesi per giustificare ed analizzare il perchè è merda e il perchè quell’ammasso di materia è così riconosciuta. Voglio dire, e’ la natura. E’ merda è basta. Così è The Last Witch Hunter. Plot inesistente. Sceneggiatura scritta in un pomeriggio durante la pausa caffè e la pausa bagno per l’azione solitaria. Personaggi inesistenti. Cliché del buono, del cattivo e del buono che si rivela cattivo. Tutto già visto ed è inutile asserire che è tutto già visto perchè è talmente già visto da risultare ridicolo. Se questo film fosse uscito nel 1951, non avrebbe retto lo stesso.

2. The Pool

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E’ la stagione in cui, si pensa, se fai un film dove il cattivo ha una maschera bianca e uccide gli adolescenti (tutti), catturi il mercato dei teenager e incassi 100 milioni di dollari. I produttori devono quindi essere stati colti da questo ragionamento un mattino di primavera quando decisero di impestare il mondo di un nuovo film trash da 90. I produttori, colti da un ispirazione mistica, avranno pensato “La sceneggiatura la affidiamo a mio nipote che ha 13 anni e la scriverà durante il compito in classe. Come attori prendiamo i figli di mio fratello che sono adolescenti e tutti biondo, macri, carini, sex”. Il risultato è The Pool. Uscito in Italia nel 2003. Visto al cinema quando avevo 14 anni. E si, fù (è) davvero orribile. La necessità di spendere parole su questa roba è pari alla necessità di spiegare ad un adulto di 41 anni il perchè, in quanto umani, beviamo l’acqua. Esistiamo e quindi beviamo. Questo film fà schifo perchè fa schifo.

L’originalità e la consistenza dello script sono pari ai film direct-to-dvd realizzati con un budget di produzione di 300 dollari, quelli che escono con una tiratura di 40 copie distribuite nella cineteca dello zio. Il risultato è pari a quello che un gruppo di ragazzini di 11 anni farebbero nel tentativo di realizzare un film epigone di Scream per il concorso scolastico. In una o più scene è addirittura possibile vedere l’operatore del suono col microfono ben visibile nella porzione alta dello schermo.

Volete sapere di cosa parla? Un ragazzo di 20 anni indossa una maschera bianca e inizia ad uccidere tutti gli adolescenti che stanno facendo un party in piscina. Gli uomini sono tutti muscolosi e belli e le femmine tutte con le tette di fuori e stupide. Ovviamente bevono birra e si intrattengono in ambigui rapporti carnali. Alla fine il killer si scopre essere il tipo che era stato inquadrato a metà film mentre vomitava sul lavandino e si guardava allo specchio mentre piangeva per non si sà quale motivo. A sopravvivere è invece una ragazza che per tutto il film se la mena dicendo di non poter entrare in acqua a causa di un trauma subito da bambina per poi, nella scena finale, finire per tuffarsi in acqua in slow-motion (con musica epica in sottofondo) per salvare l’ultima vittima del killer. Uccidendo non ricordo come anche quest’ultimo. Wow. Interessante.

3. Predestination

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Allora. Facciamo chiarezza. In questo film, c’è un’uomo che è single e che si mette con una. Poi c’è una donna che è single e che si mette con uno. Poi c’è una bambina che nasce tra i due. Poi c’è una ragazza, che è la bambina da grande che a sua volta diventa uomo e torna indietro nel tempo per incontrare una donna. Ci siete? Bene. L’uomo, la donna, la bambina, la ragazza che si fà uomo e che torna indietro nel tempo e la donna che viene incontrata dall’uomo che viene dal futuro sono la stessa persona. “Wow! Originale!” Come nò. Non guardatevi il film per curiosare dentro questa meccanica. Significherebbe perdere due ore spazio-temporali della propria vita. Sappiate che il protagonista và indietro, si mette con sè stesso, fà sesso con sè stesso, fà nascere una bambina che da grande si farà uomo, tornerà indietro nel tempo e si metterà con sè stesso e, in pratica, verso la fine si scopre che la bambina che nasce dai due (che sono la stessa persona) è sempre sé stesso. Il paradosso della gallina. Il circuito del cane che si morde la coda. Patetico.

Ma questo è niente dinanzi alla povertà di contenuti presenti dentro questa meccanica. I mezzi con cui il protagonista svolge la story-line sembrano un paradosso che sputa sulla razionalità umana e potrebbero quasi essere tacciati di originalità, se visti senza la dovuta cognizione. Peccato che, tra l’altro, sono immorali e che in pratica questo film è una chiara promozione dell’ideologia gender. I contenuti che poi, il protagonista, svolge nel film, dentro il circuito del paradosso spazio-temporale, sono anche peggio. Sono un monumento alla piattezza creativa. Il modo in cui si svolgono sembra ricercato e falsificano la percezione dell’originalità. La forma, con la sua particolarità strutturale, sembra quasi originale, ma la sostanza, “dentro” la forma, fà pena. Sembra originale ma non lo è. Quello che questo film fornisce in quanto a qualità è un illusione. La sceneggiatura che riempie il tutto fà pena. 

Che porcheria ragazzi. Il protagonista viaggia nel tempo. Prima indietro, poi avanti, poi indietro, poi avanti. Quello che fà indietro influenza ciò che avviene avanti e quello che fà avanti determina ciò che farà indietro. Il film è composto da due, tre azioni che il protagonista svolge in continuazione e che praticamente si ripetono di continuo lungo la time-line tramite i viaggi nel tempo. Praticamente si vedono le stesse due-tre scene ripetute per due ore, da due o tre punti di vista differenti (la donna che è esiste nel presente e la donna che si è fatta uomo ed è tornata indietro nel tempo facendo sesso con la sé stessa del passato). Quindi a poco a poco lo spettatore scopre ulteriori pezzi di informazione con la quale completa il puzzle, ma si sorbisce le stesse scene. Alla fine si scopre che anche il tipo che parla nel bar dinanzi il protagonista, in pratica è sempre lui. Wow. Da evitare come una colata di diarrea sulla testa.

4. The Accountant

benA concorrere per il premio gli 8 euro del biglietto peggio sprecati nella storia ecco in lista l’ultimo film con Ben Affleck. Trattasi dell‘ultimo tra quelli visti in sala in ordine cronologico. Visto al cinema a ottobre, al Raffaello di Modena. Eravamo in tre. A metà film ognuno dei tre si gira verso l’altro. Non parliamo e non ci diciamo niente. Qualcosa traspare dai nostri sguardi. Attendiamo silenziosi fino alla conclusione del film. Il film finisce. Guido, un mio amico, parla. “Ma, per caso, così per chiedere…ci avete capito qualcosa?”. Si scopre che era quello che ci chiedevamo da circa 1 ora e mezza e che ci eravamo comunicati tramite lo sguardo un’ora prima.

Un uomo autistico che soffre di sindrome down lavora come non so cosa, fà un lavoro da ufficio dove lavora con i numeri di mercato. Durante il giorno però, in parallelo col lavoro, è un eroe d’azione, spietato serial killer, matematico delle uccisioni, 7° dan di aikido, campione del mondo di arti marziali, campione del mondo di MMA, boxer professionista, prescelto per salvare l’universo, erede al trono di Gondor e futuro presidente degli Stati Uniti. Fà fuori tutto e tutti fin quando non si incontra contro il cattivo finale. Il cattivo finale si scopre essere suo fratello, scomparso anni addietro. La scena finale è sentimentale. I due piangono e poi si lasciano andare. La gente che Ben Affleck deve fare fuori in questo film e perchè, non si capisce. Perchè il cattivo fà quello che fà, non si capisce. Perchè le persone muoiono, non si capisce. Perchè accade quello che accade, non si capisce. Perchè ad un certo punto entra in gioco un personaggio femminile che deve studiare il protagonista altrimenti finirà in prigione, non si capisce. Il suo ruolo nella vicenda, non si capisce. Niente ha senso se non quello che l’autore gli ha dato dentro il suo cervello.

Dopo la fine del film, uno di noi tre guarda wikipedia per rileggersi la trama e ribadisce che è l’unica volta nella storia che gli capita di fare ciò. Oggi, quella trama, me la sono dimenticata. Non voglio ricordarla. Il film è pessimo, inespressivo, criptico, descrittivo, confusionario, inutilmente differenziato dalla concorrenza, perchè fin troppo incollato agli archetipi del film d’azione e fondamentalmente privo di una ragione d’esistenza. Il personaggio femminile sembra buttato lì perchè una legge governativa obbliga ad introdurre almeno un personaggio femmina altrimenti la mamma si arrabbia perchè se non c’è la femmina in un film allora non c’è la parità e quindi il mondo è brutto e cattivo. Il significato della sinossi sfugge agli analisti della mente umana.

Non c’è una morale, un sotto-testo intellettuale, un significato. Ogni azione sembra esistere come per dire “esisto e quindi eccomi”. Senza però un motivo e un obiettivo. La strutturazione narrativa è basata sul concetto di deduzione. Lo spettatore deve dedurre cosa succede. Nulla di ciò che accade può vagamente attrarre il cervello umano né coinvolgere l’emozione dell’essere. In una recensione, lessi che con questo film i ragazzi autistici avevano finalmente trovato il loro eroe di riferimento. In un altra recensione, lessi che tra Batman v Superman e The Accountant, quest’ultimo aveva molto più potenziale come franchise. Quando è troppo, è troppo.

5. 300 – L’alba di un Impero

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Mi accinsi a vedere questo film in quanto sequel di uno dei miei film preferiti di ogni tempo. Finita la visione in sala mi ci volle vario tempo per ammettere con me stesso che quello che avevo visto era la peggior demo tecnica del blu-screen digitale mai realizzata nella storia. Tutta forma e niente sostanza. E la forma faceva pure venire vaghe sensazioni stomachevoli. Il film dura 107 minuti. 107 minuti di uomini che si menano a vicenda in slow motion, ambientazioni e sfondi interamente generati in computer grafica, finti come il pupazzo digitale di una pubblicità italiana fatta con i fondi del comune di Cefalù, sangue digitale in quantità pari ai quintali di pattume che si possono trovare nelle periferie del napoletano (e ovviamente il sangue esce in slow-motion), due scene story-driven copiate dal predecessore, Eva Green che interpreta la presunta super-cattiva con una faccia che ispira paura e timore quanto il volto di un cucciolo di maratus, tre dialoghi copiati dal predecessore e il fantastico finale in slow motion con la moglie di Leonida inquadrata con un primo piano mentre sguaina la spada, affetta tutti in slow-motion sulla falsariga di Legolas nè Lo Hobbit La Desolazione di Smaug ed urla “aaah” mentre un esercito di uomini creati in computer grafica esclama “au! au!” (il verso di battaglia del primo) mentre si accinge ad affettare tutti i cattivi (in CGA) in slow-motion. Fine del film.

Dei 107 minuti di run time, 100 minuti circa sono composti da battaglie di team deathmatch a squadre tipo videogioco online, mentre i 7 minuti restanti sono dialoghi tra Temistocle e Artemisia, la cui interpretazione attoriale ricorda l’atteggiamento pubblico di Miley Cyrus quando recitava per la Disney. Ovvero, la performance di Eva Green ricorda una femmina che vuole atteggiarsi da cattiva perchè si sente figa a farlo, solo che possiede il concetto di malvagità e le modalità di comportamento ritenute secondo lei “cattive” pari ad una ragazzina di 12 anni, convinta che facendo il dito medio alla madre e sputando a terra sia ribelle e cattiva. Se pensate che sguardi ammiccanti, atteggiamenti sensuali e cliché verbali tipo “Io, Artemisia, distruggerò il tuo popolo!” possano ispirare timore, vi dico che ispirano invece una vaga violenza istintiva sia contro l’attrice che il personaggio. Quando manca una ragione d’essere intellettuale, la visione estetica, che qui è pessima, non basta da sola a giustificare l’esistenza del contenuto. Il cinema è linguaggio e questo film è materia descritta fine a sé stessa. Tutta grafica e niente gameplay, si direbbe nei videogiochi. Patetico.

6. Mr. Holmes – Il Mistero del Caso Irrisolto

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Preparatevi, perchè quello che abbiamo di fronte concorre al peggior film in buona fede mai realizzato. Non disturba la mente dello spettatore con immagini inique, “brutte”, non offende il gusto umano né la sua intelligenza, è realizzato pure con “affetto”, eppure tutto quello che propone è una scatola vuota, statica e passiva, interattiva come il pupazzo anni 70′ che ha a disposizione solo due mosse e varia quanto la scelta di colori che offre una fotografia del 1909. Apparte la performance di IanMcKellen, buona per uno spot pubblicitario per le dentiere per anziani, in questo film si assiste a due ore in cui il protagonista, attraverso i ricordi conservati ma ormai sbiaditi e scremati della mente, cerca di ricostruire una serie di avvenimenti per avere la risposta ad una domanda irrisolta che però non esiste.

Ecco quindi l’avventura, che non esiste e non avviene mai, in cui Mr. Holmes, aiutato dal solito personaggio stereotipato del ragazzino che lo aiuterà a riscoprire l’amore (e di cui abbiamo le palle piene), passa il tempo a cercare di alzarsi dal letto, bere un bicchiere d’acqua, scendere dalle scale ricordando, nel mentre, alcuni episodi della sua vita passata. Episodi che sono come un documentario sulla vita tipo di un anziano di 84 anni su RealTime. Non hanno né narrativa né azione, né interesse intellettuale, né significato, né storia. Non sono né carne né pesce. Episodi comuni come lui che parla ad un giapponese durante un pranzo e lui che parla ad una donna in una stanza che vengono poi ripetuti e portati avanti fino ai titoli di coda, mostrando scene ferme, immobili, statiche, dove si assiste a lui che parla con altri, attraverso dialoghi da 7 parole che si dipanano nell’arco di mezz’ora. Quando invece la story-line è al presente, il film passa due ore a mostrarci un documentario sull’anzianità con malattia senile avanzata, una sorta di docu-reality sul signore di campagna inglese che potrebbe andare in onda sul canale 26.

Durante la visione in sala, ricordo che guardando alla mia destra vidi un signore dormire, guardai in altri punti della sala e vidi le coppie con la ragazza addormentata sopra le gambe del fidanzato, mentre alla mia sinistra scorsi una ragazza che si era ufficialmente distesa nelle poltrone per dormire anch’essa sulle cosce dell’amico/a. Il mio amico Cesare, esasperato e straziato dalla visione, guardava il cellulare nella speranza di vedere l’ora avanzare di mezz’ora ogni due minuti. Io mi chiedevo come avevo potuto spendere i soldi per questa roba e nel frattempo cercavo di resistere alla tentazione di buttare un urlo per l’esasperante noia ricavata dalla visione. Di certo non lo guarderò mai più e non mi interessa nemmeno ricordare se poi Mr Holmes abbia ottenuto la risposta riguardo quella domanda che cercava.

7. Robocop

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Siamo in piena epoca rinascimentale delle truffe cinematografiche. Ovvero: ti prendo un film del 77′ o del 1993, lo aggiorno alla fotografia del giorno d’oggi lucidandolo e facendotelo apparire come un film del 2016, tolgo quà e là gli eventuali fotogrammi di sangue, vario quà e là la colorazione con tonalità più brillanti e te lo vendo come nuovo. Però in sostanza è un copia e incolla che perlopiù vendo addirittura come sequel o reboot di una saga storica. Ecco, dopo Star Wars Episodio VII , Jurassic World e altri, l’ennesimo frittatone di Hollywood a basso consumo di idee originali, Robocop. Ovvero, una truffa commerciale legalizzata.

Non so se lo Stato dovrebbe vagliare nuovi disegni di legge per la protezione dei contenuti artistici. Perchè non si può assistere allo scempio indecente del copia e incolla eterno e squallidamente trasparente e perlopiù spendere pure i propri soldi per assistere ad un remake professionale. Non c’è un idea scritta su carta e materializzata a scena, in questo film, che non sia già stata fatta dall’originale Robocop del 1987. Ecco andare in onda, nel 2014, un film di 27 anni fà.

Hanno giusto scartato l’emissione di sangue dai personaggi umani, la fotografia anni 80′, il visual design di Detroit che nel primo verteva sul degrado e sulla violenza suburbana, quegli effetti sonori possenti che mettevano i brividi e il look visuale dell’armatura che faceva paura. Tutto ripulito in virtù di un immagine ora politically correct, che non rischia l’ira della censura, pronta per andare in vetrina nei migliori centri commerciali. Non che c’era bisogno del sangue, tutt’altro. Semplicemente, questo film non propone qualcosa di suo e si limita a ripetere il mito e tutte le sue risorse storiche, nella speranza di compiacere la fanbase del franchise, con le tematiche sociali e umane appiattite dall’assenza di un concept originale. Tutto modellato in virtù di un film che si guarda senza stupire e senza suscitare una reazione critica. Per quanto il sotto-testo politico che denuncia il trattamento dell’essere umano ridotto ad oggetto dalle logiche di lucro può essere presente, in realtà c’era già nel primo e ci aveva già fatto riflettere. Insomma, un bidone epico.

8. Star Wars Episodio VII Il Risveglio della Forza

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Ho già speso ben 7.600+ parole nell’apposita recensione riguardo questa puttanata epica che non mi sento di dovermi spendere ulteriormente per ricordare quanto sia ridicolo, quanto il messaggio alla base sia per ragazzine frustrate e quanto tutto il film non si regga in piedi nemmeno per sbaglio. Tuttavia non mi dispiace vomitare ancora un pò su questa farsa che è stato Star Wars Episodio 7, quindi ripeterò volentieri qualche concetto di base, senza andare per le lunghe visto che ho già detto tutto nell’apposita recensione. E lo faccio sopratutto per quelli che non hanno voglia di leggersi la mia analisi approfondita.

Partiamo col dire che con la versione turca di Rambo hanno fatto di meglio, almeno lì si riusciva a ridere di gusto, senza nemmeno rimanere offesi da quello che si vedeva, con quella solida sensazione da “credo di essere stato preso in giro”. Un fan-made realizzato con un budget di 200 dollari e filmato nel giardino di casa del regista offre più originalità nello spunto e nell’ambientazione con attori che ispirano meno odio. Qui siamo invece alla merce del copia e incolla più becero mascherato da sequel per le masse.

Una scatola grossa quanto il diametro della luna, irradia luce, illumina tutto, sembra contenere il tesoro perduto di Pandora, poi la apri e trovi dentro un infinito spazio vuoto con tanti sticker che ti ricordano la mitologia classica di Star Wars. Tipo sorpresa dell’uovo di pasqua. Le navicelle, la Morte Nera, le spade laser, jedi e bla bla bla. Tutto presente, copia e incollato dal primo con 3 adolescenti piagnucoloni pronti per conquistare mamma e papà. E figli. Che poi era l’obiettivo della Disney. Un film che non è un film, né un sequel, né Star Wars, è un easter egg a tema, una sorta di giocattolo di Natale che ti deve far divertire con tutti gli accessori di Star Wars. E’ interattivo, si illumina, parla e fà le battute. Tipo i pupazzi Disney. Solo che non ha motivo di esistere.

9. Freddy Vs. Jason

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Visto nello stesso periodo di The Pool. Doppio film, doppia cagata. E infatti l’accoppiata vive di un armonia quasi astrale. Vanno a nozze in quanto a profondità fognaria. Un film che vidi al cinema estivo con i presenti tutti assatanati per vedere il crossover del secolo. Alla fine del film ricordo che i sentimenti del pubblico non erano più assatanati per l’eccitazione di vedere il film ma per la vaga voglia dell’inconscio di voler far passare 15 minuti di paura a chi aveva prodotto questa cosa. Del film, grazie a Dio, ho perso quasi ogni fotogramma. Non mi viene in mente quasi nulla apparte 3 o 5 secondi di filmato che tuttavia si mantengono ad un livello mediamente inferiore per horror, trama, composizione, fotografia e montaggio, ai servizi del Tg5. Prima della proiezione, il nostro interesse era di vedere un crossover serio che faceva paura.

Durante la visione, scoprimmo di guardare un crossover che sembrava realizzato con le gag-reels degli attori. Finita il film, concludemmo di aver visto una colata diarroica a spruzzo degna di una produzione koreana delle peggiori. Durante tutta la visione, la recitazione e la costruzione delle scene sembravano ricordare quei filmati che le famiglie fanno quando vanno in vacanza e che finiscono per essere un collage di risate, brutte figure e papere epiche.

Il fatto che dopo 14 anni l’aver lasciato il cinema e il non essermi mai più voltato verso lo schermo non abbia mai avuto né l’interesse né la curiosità per rivederlo <<così, tanto per vedere come sarebbe ai miei occhi oggi>> è un bene direi inestimabile. Il mio cervello è privo di scene che solitamente rimangono stampate dentro e di questo ne sono immensamente felice, vivendo meglio senza nemmeno un vago ricordo di quello che accadeva in questo film. Meglio che mi tenga il ricordo dei film anni 80′ con Nino d’Angelo.

10. Vacanze di Natale 2000

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Una delle disgrazie del vivere in questo pianeta. Guardando questo film non si fà fatica a chiedersi come siamo passati dalla creazione di Adamo ed Eva a questo. Ci si chiede anche se Dio aveva già previsto questo film nell’eternità della sua onniscienza e cosa ne penserebbe a riguardo. Gesù è morto per noi, però ciò non toglie che nel natale del 2000, uno dei peggiori anni della mia vita, la gente andò in sala per vedere questo “film”. Siamo di fronte ad un letamaio talmente evidente che sembra pletorico parlarne. Ogni parola spesa rende vano l’uso di risorse razionali. Il nostro stesso raziocinio è messo a dura prova. Non sappiamo nemmeno come evincere la banale evidenza su quanto questo film sia accostabile ad un insulto all’intelligenza umana. E’ talmente ancorato ai bassifondi del pensiero umano che sembra quasi inutile che nel mondo siano esistite persone come Leonardo Da Vinci, Raffaello Sanzio, Platone, Einstein, Tolkien e via discorrendo.

La ripetizione della peggior cultura viene brillantemente rappresentata e promossa fino allo stremo in questo film, facendosi beffa, verrebbe da dire quasi furbemente, dell’ignoranza dello spettatore medio. Lo spettatore viene qui trattato con sufficienza. Un film che sembra quasi nascondere un subliminale testo critico sulla società italiana e sul livello d’intelligenza medio dell’italiano. Ovvero, noi produciamo apposta questo film per l’utente medio, intercettando il suo gusto, che lo guarderà e gli piacerà anche. Meccanismo che ha un chè di massonico.

Una di quelle porcherie da cui impari molto, una volta visto. Film-oggetto che mette, inoltre, fine all’annosa questione sul livello attoriale di De Sica. Ovvero, ci è o ci fà? In questo “film”, sembrerebbe contenuta la risposta da un milione di euro. A voi il piacere di scoprirlo, guardandolo. Avvisati.