Per anni ho odiato questa serie, che ho da sempre reputato una sorta di fucina della cultura spazzatura. Al suo interno, ci potevi trovare tutti gli slogan del consumismo americano, tutti quei parametri, o caratteristiche, con le quali si stabilisce programmaticamente l’identità di un prodotto da posizionare sul mercato, nel tentativo precalcolato di venderlo e, quindi, di ricavare un profitto. Sono le strategie del capitalismo made in USA applicate al mondo dell’entertainment. Questo franchise è sempre stato una sorta di film-giocattolo, una scatola-contenitore prodotta in serie, fin da sempre preimpostata nella sua “direzione artistica” (perchè associare questa definizione a questa serie è anche troppo).

Sneaks Furious CarsArriva il primo prodotto, apri la scatola e ci trovi fanciulle svestite, un background musicale degno del sistema fognario di Mtv, sequenze di azione tipo videogioco, una trama consistente quanto lo sputo riversato nel fondo di una busta di plastica, un valore spirituale/morale pari ai videoclip dei rapper americani e una serie di presunti valori, di messaggi concettuali e di personaggi positivi quanto un serial televisivo sceneggiato da un ateo nichilista filosofo del pessimismo. Arriva il secondo prodotto, lo scarti, togli la carta pacchi, apri il box contenente il regalo e trovi, al suo interno, lo stesso prodotto con gli stessi accessori, con in dotazione lo stesso hardware e lo stesso software, solo con una skin appiccicata differente. E così via per gli episodi successivi, da sempre concepiti specificatamente per quella fetta di pubblico che, sborsando i propri soldi, sovvenzionava i produttori del progetto coprendo le finanze dello stesso, permettendo un introito netto e, di seguito, la continuità della serie. Così facendo han continuato a inondare il mondo di pessimi episodi per almeno 4 o 5 film, forse 6, monetizzando un franchise ormai serializzato e saturo di contenuti modaioli per la massa.

Poi, un bel giorno, scopri che ormai han prodotto e distribuito ben 6 episodi e che il 7° è pronto allo sbarco. Pensi, è la stessa solfa riscaldata. Pensi anche che ormai quel che han fatto han fatto e che questo nuovo sequel non si discosterà dai predecessori, infognato com’è nel meccanismo di produzione automatico. Sarà. Tuttavia, quando questo settimo sequel venne finalmente rilasciato e uscì così nei cinema, chiunque andò a vederlo notò qualcosa di differente, notò che qualcosa sembrava cambiato. Notò qualcosa che sembrava differente nella gestione dei contenuti, nella forma e nella modalità con la quale la sostanza viene concepita e diretta. Un pò come se la sostanza rimanesse la stessa, ma cambia lo stile e la visione con la quale viene progettata. Stessa sostanza “spirituale” solo riformulata nella forma, quindi diversificata, con una reinterpretazione della sostanza stessa. Di seguito, stessa semantica ma con una differente istallazione grammaticale.

Per dire, anche nei film d’azione contemporanei sono presenti scene d’inseguimento. Un conto, però, è la scena d’inseguimento dell’immenso Terminator 2, un conto è la scena d’inseguimento di un qualsiasi altro film d’azione. Ci saranno pure le moto e le auto, come nel capolavoro di Cameron, ma la differenza che vi passa è abissale, oceanica. Ecco quindi arrivare l’episodio che distrugge i predecessori, distaccandosi dall’eccessivo magma culturale dei prequel, offrendo finalmente un film d’azione che si potrebbe definire degno, che di fatto presenta si la stessa genetica (macchine, azione, trama sottile, pluralità di personaggi bidimensionali) ma in modo ben differente dai prequel, sopratutto se messo a confronto con i primi 4-5 film. Dimenticatevi quindi la caratterizzazione culturale e lo stile di progettazione degli albori. Fast and Furious 7 offre una sorta di ricalibrazione dell’IP, una visione rielaborata e rimodellata dei contenuti precedenti, facendo centro a pieno come la freccia di un arciere professionista.

originalE’ così che, con l’uscita del settimo capitolo, qualcosa in me è accaduta. Come se un illuminazione cosmica mi avesse illuminato, aprendomi le sinapsi verso l’accettazione di questo film, ho sentito un attrazione inconscia verso questo nuovo capitolo, come se qualcosa mi dicesse è diverso, non è come gli altri che han fatto. Così per un anno lo adocchiato, ne ho sbirciato alcune scene che venivano proiettate nelle televisioni UHD/4K del centro commerciale della città, ne ho assorbito alcune informazioni visive e, alla fine, ho ceduto anchio alla tentazione, l’ho noleggiato in blu-ray e l’ho visto, predisponendomi in modo positivo alla visione. Ragazzi, che film! Inaspettatamente mi ritrovo davanti un film di qualità che porta il nome del franchise e anchio stento a crederci. Fast and Furious 7 è una bomba vitaminica capace di sollecitare il vostro sangue come se l’effetto del terremoto avvenisse all’interno dei vostri tubi sanguigni. Questo prodotto è un elaborato chimico che racchiude al suo interno la proteina del tessuto muscolare dei film d’azione anni 80′, le proteine dei film con Jason Statham e il core di Commando del 1985, con Arnold Schwarzenegger. Mettete assieme il quinto o sesto modo di fare cinema secondo gli americani e avrete davanti a voi la forma di vita cinematografica definitiva, perlomeno di questo tipo. L’esperimento d’azione ultimo e totale, il prototipo ridefinito e definitivo.

Questo film si presenta come uno spettacolo incapace di stare fermo e zitto, incapace di riposarsi, offrendo continuamente un motivo per vomitare su schermo un quintale di idee coreografiche, visuali, geometriche, offrendo delle sequenze generate sia in live-action che in digitale da paura, praticamente tutto quello che i fan dell’azione anni 80′ non si potevano nemmeno immaginare, pensando che i film d’azione old-school fossero ormai finiti e si fossero fermati laddove si chiudeva la stagione degli 80′. Un piccolo “capolavoro” ignorante, tamarro, quasi poetico nella sua grammatica d’azione, consapevole del suo ruolo, ruolo cinematografico che tra l’altro spreme fino all’ultima risorsa. Fast and Furious 7 non vuole una semantica, una filosofia significativa che si possa definire tale, non essendo nato nemmeno per questo. Sà esattamente cosa và a parare. E’ consapevole della sua cultura e la presenta, ne fà utilizzo, se ne ciba fino ad utilizzarne ogni residuo. Ridotta all’osso la nudità femminile gratuita, azzerate le musichette televisive per teenager tredicenni (anche se la scelta di brani si attesta più o meno sui medesimi generi, ma più contenuti e con meno presenza), azzerato il linguaggio colorito, tolta tutta la fotografia mainstream, i colori, gli sticker, quella stilizzazione dell’immagine che faceva sembrare i primi film dei prodotti per Mtv, cambiata la concettualizzazione di action-sequence e la regia delle stesse, con Fast and Furious 7 han centrato il punto, realizzando quel modello di cinema che si pensava fosse morto a conclusione degli anni 80′ e che oggi rivivesse solo in alcuni film isolati o che trovasse il suo massimo rappresentate in Transformers.

help-meL’obiettivo, coscientemente voluto, è stato centrato. Fare un film d’azione, senza pretendere di scrivere un trattato intellettuale chissà quanto espressivo, che fosse un film semplice, chiaro, che ponga un obiettivo con il quale i protagonisti dovranno fare i conti, che doni al regista 100 pagine di script di cui due terzi scritte per le sequenze d’azione che vadano oltre l’assurdo e che porti dritto al punto senza disturbare il gusto delle persone. E’ vero, qualche elemento, figlio del retaggio “storico” del franchise, si può ancora intravedere piazzato quà e là, come un residuo culturale superstite del modello di pensiero originale, come in alcune micro-parti nella scena di Dubai, ma si può comunque parlare di una riduzione drastica di tutte quelle caratteristiche tipiche del passato, portate in prossimità dell’azzeramento. Tutto quanto viene fatto e mostrato non ha davvero niente a che vedere con il modo in cui le cose venivano fatte e mostrate nei predecessori. Ora abbiamo finalmente un film d’azione dove l’aspetto e il carattere da tamarro dei primi capitoli ha lasciato il posto ad un uomo che non sarà un teologo della morale, ma prende le dovute distanze dall’ignoranza di tutti i primi episodi che han realizzato, mostrandosi sempre limitato nel suo quoziente intellettivo, ma non più così deflagrante nella mediocrità come prima. Ignorante si, ma non stupido e patetico.

FURIOUS 7Le 2 ore di film scorrono che è un piacere, non c’è un fotogramma che ti faccia venire voglia di spegnere. Non c’è più spazio, nella sceneggiatura, per culi nudi, tamarrate di vario tipo e corse tra macchine fini a sé stesse per compiacere il gusto dell’adolescente-medio. Il prodotto è finalmente pulito e mostra 2 ore di azione senza infilarci dentro inutili intrusioni della cultura più ignorante. Quindi, il film gode di un ignoranza rinnovata, si potrebbe dire ripulita, elevata ai limiti della decenza; non sarà un mostro di spessore, ma non è nato per questo. E’ invece un Fast and Furious che vuole intrattenere e piacere, e lo fà con stile. Alcune delle sequenze d’azione, realizzate sia in live-action che in digitale, sono tra le migliori che si siano mai viste negli ultimi tempi, offrendo un disegno chirurgico e geometrico finemente elaborato, con delle sequenze che sono il top della costruzione orizzontale e verticale dell’azione. La trama, giusto per dire, vede la distinzione, semplice e senza particolari pretese, tra l’asse dei “buoni” e l’asse dei malvagi che vogliono usare determinate cose per scopi malefici. Il cast di personaggi offre modelli di machismo tipici e di certo non si può parlare necessariamente di spessore, caratterizzazione o psicologia, anzi, sarebbe del tutto fuori luogo farlo, ma, al tempo stesso, la pellicola non offre più i soliti personaggi femminili tipo figurine di bionde nude da mettere sul cofano dell’auto.

Quello che importa, adesso, è la qualità delle sequenze d’azione, dei combattimenti 1 vs. 1 da brivido, le scene story-driven che vedono lo svolgimento della trama in modo semplice, con sequenze d’azione in abbondanza che sono ora il centro del film senza più venire molestate dall’ignoranza tipica dei primi capitoli. Il mezzo della macchina gode di un inserimento intellettuale all’interno del film rinnovato, evoluto e avanti anni luce ai primi capitoli della saga. Ora il mezzo del veicolo è uno soggetto protagonista del film non più fine a sé stesso ma fine alla necessaria coreografia della scena, e gode di un restyling concettuale totale. Mentre prima c’erano solo corse con una regia che faceva piangere e perdeva un terzo del tempo ad inquadrare i culi delle fanciulle inutili, che scandivano il countdown dall’inizio della gara e dove il centro di quelle scene era l’estetica della macchina che veniva rivestita di una tamarraggine quanto più ingombrante possibile, ora il protagonismo della macchina è al servizio della scena, non più il “centro” della stessa in modo fine a sé stesso (come già espresso).

L’azione si compone di elementi che vivono in armonia nel loro insieme, tra coreografie intelligenti che vedono uomini ed auto fondersi tra di loro in una danza d’azione coesa, omogenea, contro le leggi della fisica, che vede la macchina non più come il fine ma come il mezzo per costruire una sequenza da urlo, offrendo un modello di azione di puro intrattenimento che sembrava perduto. Nel mezzo, non manca anche qualche carattere semplice ed efficace distribuito ai protagonisti, che vede dialoghi alleggeriti nei toni e nelle scelte terminologiche (non mi pare di aver sentito parolacce). Tolti i rapper e le bionde fatali che avevano lo spessore di una bambola gonfiabile, il cast del nuovo episodio è alquanto piacevole e non attira più a sé la detestabilità dei precedenti. I fotogrammi sensuali-ammiccanti sono stati ridotti a due o tre in tutto il film, per brevissimi secondi, e ciò non può che far piacere.

In conclusione, Fast and Furious 7, nel suo corpo genetico, offre un trattamento rinnovato nella gestione dei contenuti, e non và visto aspettandosi di certo un opera intellettuale, ma bensì mettendo da parte le varie pretese cerebrali per godersi 2 ore di spettacolo puro, che riportano in alto la quintessenza “ignorante” del cinema, quella buona, non stupida, che non ti fà venire il disgusto per gli americani, ma bensì ti piace, sopratutto quando percepisci, dietro la sua progettazione, un modo di fare che vuole davvero valorizzare l’arroganza d’azione del franchise senza più scadere nelle brutture del passato, offrendo un prodotto piccolo, ma costruito “in grande”, che fà dello spettacolo razionale il suo perno, il tutto ripartito in una strutturazione della sinossi semplice, una trama ok, un cast di personaggi efficaci e una lavorazione tecnica imponente, graziata da risorse ed effetti visuali speciali eccelsi. Il tutto soppesato nel modo giusto. Il finale offre un’ultima porzione di spettacolo che vi farà godere, tra un The Rock vs. Elicottero, inseguimenti di vario tipo, car-action scene spettacolari e un combattimento Diesel vs. Statham da brivido. Promosso e si, è semplicemente uno di quei film d’azione da vedere, e se poi siete estimatori del genere, allora la visione è quanto mai consigliata. Caldamente.


Fast and Furious 7

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  • Regia: James Wan
  • Sceneggiatura: Chris Morgan
  • Musiche: Brian Tyler
  • Cast: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Chris Bridges
  • Durata: 137 minuti
  • Anno: 2015
  • Box Office: $1.516.000.000
  • Like personale: 75%+
  • Edizione consigliata: blu-ray