Eccoci con una nuova analisi personale di un piccolo capolavoro che ho visto quest’anno. Potrei fin da subito dire che questo è uno di quei film che si rivela interessante prima ancora di guardarlo. Innanzitutto per il suo plot particellare che cattura l’attenzione. Il soggetto del film è la storia di amore tra un uomo e un intelligenza artificiale. Questo catalizza la nostra curiosità razionale. Poi perchè, se ne avrete sentito parlare, avrete probabilmente notato come i commenti generici riguardanti quest’opera, da parte di coloro che l’hanno visionata, ispirano l’idea di potersi ritrovare dinanzi un film caratterizzato da un linguaggio intellettuale. E infatti, dopo averlo visto, quell’intuito giacente in noi che ci dice chiaramente che questo film ha in dotazione una certa profondità, si ritrova confermato.

Questo film è un piccolo capolavoro ideologico e tematico. Mi dispiace solo non averlo potuto visionare in blu-ray, dato l’irreperibilità della versione, e di non aver quindi potuto godere della sua fotografia illuminata, satura, futuristica, formata da scelte specifiche in quanto a tonalità, contrasto e temperatura colore. Una colorimetria che offre un collage artistico di tonalità brillanti, costruita attorno ad una serie specifica di scelte cromatiche che operano in virtù di una precisa visione estetica. A visione conclusa ho avuto chiaro il suo linguaggio. Ciò che è andato a parare, ciò che ha voluto esprimere. Quella sorta di espressionismo critico, satirico e surrealista della società d’oggi. La sua parabola morale, il tuo testo sociale e umano, talvolta semiotico, talvolta invece deduttivo, esplicito. Il film è chiaro, trasparente ed offre una profondità intellettuale certosina.

Lei gira attorno al suo protagonista maschile, Theodore Twombly, interpretato da Joaquin Phoenix. Theodore è un uomo di mezz’età solo, che vive in solitudine, un uomo che ha perso la moglie e che ora si ritrova senza radici familiari e sociali, un uomo che vive lavorando senza particolari aspettative, passando il resto del suo tempo davanti un videogioco alquanto evoluto nel software. L’amico con cui dialoga è l’ologramma virtuale del personaggio del videogioco, animato da una fortissima CPU, ricca di risorse che animano un intelligenza artificiale estremamente avanzata. Il suo lavoro è quello di scrittore anonimo di lettere d’amore, che invia alle mogli o ai mariti di quelle persone che sono troppo oziose o disperse nei loro impegni per scrivere le lettere da sé. Vende i suoi pensieri romantici, intimi, dolci, con i quali forma i contenuti delle lettere d’amore, che in teoria dovrebbero scrivere altri.

maxresdefaultNella solitudine del suo lavoro, così fisicamente vicino ai suoi colleghi eppure così ermeticamente separato e distante dagli stessi, circumnavigato da una cintura di strumenti tecnologici che lo rinchiudono in un perimetro isolato, si ritrova quindi a vivere pensando e scrivendo parole efficaci per riempire le lettere d’amore da spedire a determinate persone. Questa è, di già, un efficace background di presentazione del mondo di Lei, nonchè un eccellente informazione di supporto per presentarvi il suo mondo, parlarvi delle sue condizioni. Un mondo dove la gente è troppo presa anche solo per esprimere i suoi sentimenti su carta, lasciando che sia qualcun’altro a farlo. Un mondo dove la tecnologia ha raggiunto il grado di relazione con l’uomo e di intercessione tra l’uomo e la sua vita ormai definitivo. In questo mondo, la tecnologia è ovunque e dovunque, ed in mezzo ad ogni più piccola azione che l’uomo svolge. Con questa piccolo tassello della diegesi, Jonze esprime un messaggio semiotico su quanto l’uomo si sia già avviato verso la devoluzione del sentimento umano, in virtù di un sempre maggior crescendo di sentimenti per i beni materiali e non per le persone. In pochi minuti, mostrando il mestiere di Theodore, Jonze finalizza una cellula espressiva di un certo spessore.

Poi, un bel giorno, Theodore familiarizza con un software appena giunto in sede redazionale. Un’intelligenza artificiale evoluta, potenziata, che come interagisce con gli umani assimila un ampiezza, un quantitativo di informazioni sempre maggiore che la rendono sempre più completa nelle capacità programmate di simulare la razionalità umana, con la quale rende credibile ed autentica un intelligenza invece irreale che sembra, per l’appunto, umana, pressoché verosimile in ogni aspetto. Theodore inizia a conversarci, e trova in lei una compagna di dialogo con la quale inizia a stringere un rapporto affettivo. Quel dialogo umano che manca nella sua vita, appiattita dalla solitudine privata e lavorativa, e di cui il regista Jonze ne critica la mancanza nella società contemporanea, offrendo il ritratto di un uomo che come conseguenza della sua solitudine allaccia un rapporto verboso con un I.A, riprendendo il dialogo umano così distante dal suo quotidiano.

her_joaquin_phoenix_a_lCosì il nostro Theodore si avvia in una relazione sentimentale con l’intelligenza artificiale, scaturita gradualmente, e altrettanto gradualmente allargata, espansa e costruita con sempre maggior impegno e coinvolgimento emotivo da parte dell’uomo. Una relazione che si fonda unicamente sul dialogo, precludendo la carne come elemento-centrico della relazione tra uomo e donna. In questo aspetto ci trovo un autentica semiotica delle relazioni platoniche, fondate su un feeling spirituale piuttosto che sull’intesa fisica che prevede un rapporto sessuale. Theodore avvia inconsciamente, così, una dolce e commovente relazione. La sospensione dell’incredulità non inganna lo spettatore. Egli si accorge che Theodore si stà lasciando coinvolgere con una I.A., che si stà facendo mentire ed ingannare sulla validità della cosa. Lui, il protagonista, non si accorge, invece, di questa illusione data dalla realtà virtuale, lasciandosi coinvolgere. Sulla relazione con l’I.A. fonda le basi di un sentito e massiccio coinvolgimento sentimentale, tanto da renderlo sempre più estraneo al mondo reale e alla portata delle sue emozioni, rinchiudendosi in quel piccolo mondo artificiale attraverso il quale si distacca via via dalle possibilità reali.

Una relazione col virtuale che, di seguito, inganna della sua credibilità, allude che può essere “vera” quanto quella reale e convince che può essere, può avvenire, così come con una persona in carne ed ossa. La morale sulle conseguenze della solitudine e sull’attaccamento eccessivo che può scaturire in rapporto alla tecnologia, sono uno dei concept estraibili dalla visione di questa gemma, che mostra il percorso di costruzione e decomposizione della relazione tra l’uomo e l’I.A., in quella sorta di concretizzazione del sogno artificiale mostrato da Kubrick in 2001: Odissea nello Spazio. La risorsa della fantascienza viene qui messa all’opera, razionalmente sfruttata e emotivamente espressa non per finalità belliche che coinvolgano la sfida, la competizione, il rischio e la necessità di sopravvivere, ma piuttosto per catturare l’animo umano e coinvolgerlo in una relazione astratta.

imagesUna relazione che, nonostante usufruisca di un I.A., viene dipinta con quella capacità d’autore sulle relazioni d’amore che sembra reale più di molte altre storie sentimentali dove la coppia è, effettivamente, costituita da un uomo e una donna. La relazione col virtuale, però, offre un limite, come la vita reale. Prima o poi, finisce, si spegne. Per quanto realistica, avanzata e curata possibile, il nostro Theodore dovrà fare, prima o poi, i conti con la falla, con l’imperfezione che tradisce l’illusione della perfezione. Svegliandosi, così, dalla favola virtuale. La parabola sulla solitudine e sull’estrema reazione che il nostro più profondo grido disperato di ricerca d’amore, di attenzione e di affetto può avere, è il cuore pulsante ed espressivo di un sotto-testo che si mostra sviluppato in profondità, con un attenzione del tutto tridimensionale al dettaglio, all’intima sfumatura che permea la relazione uomo-I.A. per l’intera durata. Il rapporto tra i due è l’involucro dentro il quale si celano quindi una serie di riflessioni e spunti filosofici sull’esistenzialismo, sul rapporto tra uomo e tecnologia, rapporto che se non viene controllato e diretto da un adeguato dominio dei sensi, porta l’uomo ad affondare moralmente, lasciandosi sopraffare.

Un romanticismo futuristico che offre un dipinto alternativo al romance ma che non può e non deve divenire realtà nella nostra realtà fisica. La sua ricchezza di dialoghi corrisponde ad un terzo del linguaggio dell’opera. La parola, tanto dimenticata nel mondo odierno, torna ad essere protagonista nonchè elemento-primario nella relazione uomo-donna, talvolta fin troppo accecati dai rispetti corpi da tralasciare il bello dell’essere e del rapporto, ovvero la comunicazione. L’attaccamento ossessivo con il quale Theodore si lega alla sua tanto amata I.A., “capace”, per quanto possibile, di dargli ciò che gli mancava in quella specifica parte della sua vita, si rivela una parabola metaforica sull’eccessivo attaccamento dell’uomo nei confronti della tecnologia e su come esso ripieghi su mezzi “alternativi” pur di coprire le sue falle sentimentali e strutturali (i buchi della sua anima), un attaccamento che coinvolge la mente e il corpo e che lo porta a lasciarsi inconsapevolmente sopraffare, generando uno squilibrio nelle porzioni del rapporto. Il dialogo è ricchissimo di linee, di interscambi comunicativi, di battute a due scritte con un’attenta introspezione sentimentale. Sembra quasi che Jonze si sia guardato dentro e abbia ascoltato il suo cuore per capire quali parole mettere e di quali dialoghi usufruire per formare il corpo linguistico del suo testo. Egli distribuisce una quantità specifica di dialoghi che risultano dolci, reali e credibili, dipingendo con una sorta di realismo surrealista il rapporto dinamico dei due. La parola è fondamentalmente il mezzo d’espressione dell’opera, attraverso la quale si dipana la sua semantica, i suoi significati più intimi.

joaquin-phoenix-herNella sua radice linguistica, Spike Jonze mira ad un obiettivo di testo specifico, ma si sbizzarrisce anche a racchiudere una ricchezza e una moltitudine di idee per completare tutto il suo ideale di rapporto nella relazione Theodore-I.A. Offre un romanticismo d’annata, un personaggio che parla e si confida come non mai, un uomo che sembra avere i suoi buchi sentimentali finalmente leniti, coperti e riempiti. Ma solo apparentemente. Egli non cerca necessariamente la fisicità del rapporto, nonostante la tematica del sesso sia implicata e i due parleranno anche di questo, finalizzando dei tentativi di avvicinamento. Rifiuta addirittura la possibilità di avere una relazione con donne reali, quando esso ne ha la possibilità, tanto è preso, e convinto di essere addirittura innamorato, di questa Samantha artificiale. Le parole della sua amata I.A. sembrano bastargli per donargli quel soffice desiderio intimo di unione che ora lo fà sentire realizzato, in pace con sé stesso. Almeno, fino ad un certo punto. Fin quando poi, come detto, l’incanto che questa tecnologia genera si spezzerà.

Eppure, aldilà delle sue qualità, vorrei anche mettere in luce quella che ho trovato essere forse l’unica pecca ideologica, di fatto, di quest’opera, ovvero il tema del sesso che intercorre tra i due. Va bene che i due ne parlino, come poi accade in una coppia, ma a tratti sembra che Jonze sia quasi del tutto ossessionato dalla suddetta questione da essersi lasciato andare un pò troppo, implementando e generando una serie di richiami espliciti talvolta esagerati. Personalmente, penso che una maggiore moderazione e una quantificazione ridotta di questo aspetto avrebbe giovato alla pulizia e alla sobrietà intellettuale, dottrinologica per così dire, dell’opera, che avrebbe quindi spiazzato unicamente per la sua bellezza tematica, il suo sotto-testo e la sua capacità di avvolgere lo spettatore nell’analisi del significato. I due arrivano a parlare di sesso simulando addirittura una sorta di erotismo via telefono, talvolta vi sono richiami e citazioni esplicite spesso abbondanti e a tratti assillanti, capaci di assillare e persuadere l’inconscio dello spettatore, distraendolo dal core dell’opera e fornendo quindi una distrazione che distoglie l’attenzione da ciò che nel film è realmente importante. Questo aspetto, a tratti quindi un pò petulante e talvolta ripetuto gratuitamente, lo reputo una pecca e un difetto di ideazione, una sorta di macchia in una scrittura altrimenti brillante.

Traendo in ogni caso le conclusioni, Lei si rivela un film stupendo, al netto dei pregi squisitamente significativi. Un’opera che consiglio vivamente a chiunque voglia guardare un bel film, magari pensando e riflettendo, divertendosi a discuterne l’aspetto semantica, magari in compagnia di qualcuno; tuttavia, e lo dico chiaramente, lo consiglierei solo ad un pubblico adulto, per quanto graficamente non sia esplicito e pur vero che a livello verbale, comunicativo, il richiamo della tematica del sesso è presente, portando quindi il film ad essere adatto esclusivamente ad un pubblico piu maturo e consapevole. Un film che consiglierei anche solo a chiunque voglia vedere un bel pezzo di cinema espressivo e non fine a sé stesso.


Lei

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  • Regia: Spike Jonze
  • Sceneggiatura: Spike Jonze
  • Musiche: Arcade Fire
  • Cast: Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Scarlett Johansson
  • Durata: 126 minuti
  • Anno: 2013
  • Box Office: $48.000.000
  • Like personale: 85%+
  • Edizione consigliata: blu-ray