E’ il sabato e talvolta capita di fare un eccezione alla regolare attività alimentare, che deve sempre essere moderata e regolata in virtù anche del portamento cristiano nei confronti del cibo (digiuno del mercoledì e del venerdi – libero, sia chiaro -, consumo pari alle necessità, rispetto delle porzioni, apporto calorico sano, cibi sani, etc) e che io personalmente guido con una dieta specifica salutare. Tuttavia, quando viene il sabato, talvolta avviene un’eccezione. Sopratutto quando sei ospite a casa di qualcuno.

E’ il 10/12/2016 – E’ un sabato sera e mia cognata mi invita a rimanere a cena. Non rifiuto ed accetto.  C’è un primo che è composto da carne. Mi siedo a tavola, arrivano i piatti. Gaudio. Non riesco a crederci. C’è una tazza tipo quelle che si usato per il latte o il tè, solo più grande, con all’interno una pila verticale di carne che solo a vederla ti viene voglia di essere grato di esistere. Il lotto contiene almeno 8 pezzi. Il sottoscritto consta l’origine soprannaturale della cosa. E’ carne di maiale cotta alla griglia o in padella, non lo so. Prendo una fetta, è come quella che fà mia madre ogni volta, solo che la cottura è di un altro mondo. E’ morbidissima, grossa, cotta al sangue come piace a me, pacioccosa, una bella fetta di carne cicciottella e morbidosa che fà paura. E’ buona da morire. Me ne mangio altri due pezzi. Alla fine riesco a mangiarmene tre fette, azzero quasi tutta la spesa di carne che questa famiglia ha fatto. Prima di prendere la terza, ovvero l’ultima, chiedo ai padroni di casa se posso proseguire il mio progetto “tabula rasa” applicato alla carne. La mamma di casa mi fà notare che si, posso prenderne quante ne voglio e finire tutto. Fantastico. Sono un bimbo felice. Allora prendo anche un’altra fetta. Squisita. Tutte squisite. Buonissime. Finite quelle tre o quattro fette che ho mangiato, da carnivoro mi rimane un certo desiderio di prendere un altra fetta. Proietto un immagine virtuale dove al centro del tavolo prendono forma altre quattro. Troppo morbide, cotte e deliziose. Se mi sono mangiato tre fette circa, se le fette erano di 80-100g e se ci sono una media di 17-22g di proteine su 100g di carne (dipende dal tipo), devo aver fatto un overdose di proteine del tessuto animale pari ad almeno 51-66g. Che è meno del 45% circa del mio fabbisogno giornaliero di proteine necessarie. C’è poi un secondo di mozzarella. In coppia con la carne c’è anche un piatto bello largo e vaporoso di mozzarella squisita, morbidissima, la cui pelle è talmente morbida e bianca come il candore della neve che ti fà venire voglia di affogarci la faccia. La mozzarella è disposta a fette enormi in un piatto e di fette ce ne sono in quantità industriale. Ovviamente, oltre a rasare al suolo il piatto della carne, inizio a demolire anche quello della mozzarella. Qui faccio una strage ancora peggio della carne. Mi sarò calato, come diciamo noi della terronia, almeno otto fette. Quantifico che saranno pari ad almeno due o tre mozzarelle intere, forse quattro, forse meno, forse di più, non lo so. Non ne sono sicuro. Le fette sono grosse e sembrano derivare anche da dieci mozzarelle. Ad occhio calcolo almeno 250g minimi di mozzarella. Buonissima. Super morbida. Deliziosa. Gusto unico. Avete presente quelle della pubblicità che quando le schiacciano con la forchetta esce la goccia “di sudore”? Ecco, come quelle. Sembrano delle caciotte bianche nutellose talmente morbide e soffici da sembrare una palla di neve. E’ un contorno di insalata. Il contorno prevede un vassoio enorme di insalata. Mangio anche questa e in porzioni più o meno abbondanti. Ci passo sopra la glassa di aceto balsamico che hanno. Aggiungo il pane con cui risucchio ogni residuo olioso del piatto e me lo godo. Tutto squisito. L’accoppiata è letale e non poteva essere migliore. Pura natura alimentare in quantità abbondanti, come piace a me. Sono soddisfatto come il bambino di 10 anni che a Natale ha ricevuto il suo videogioco preferito. Menomale che ho scelto di rimanere a cena da loro. Menomale che hanno insistito affinchè rimanessi. Perchè stavo per tornarmene a casa.