Jake Gyllenhaal è uno dei pochi o forse l’unico attore che sogno di incontrare, per ritrovarmi a parlare con lui di Donnie Darko per almeno 8 ore. E magari anche di più. Tutta la notte magari, fino all’alba, e poi tutto il giorno, fino alla notte dopo. Me lo vedo già seduto nel divano di casa mia, lì che parla con quel sorriso inconfondibile mentre si discute assieme dei perchè e dei come del film di Richard Kelly. Mi piace talmente tanto la sua dote espressiva (con quel sorriso facciale tipo il cugino birbante) che mi stò mangiando tutta la sua filmografia, ordinando ogni piatto disponibile tra quelli che ha fatto, almeno una volta a settimana, tramite l’arte del noleggio (rigorosamente in blu-ray, sennò in dvd). A volte penso a come sarebbe mandargli un messaggio su whatsapp per dirgli hei Jake, 28g, 6h, 46m, 12s, e vedere cosa ti risponde.

download-1Partito proprio con il capolavoro visionario Donnie Darko, dei suoi mi sono già visto anche Zodiac (qui potete leggere la mia recensione), Southpaw, Prisoners, Source Code e, più o meno a dicembre, mi sono sparato lo splendido Nightcrawler. Con molta probabilità, non appena tornerò prossimamente al noleggio per ricaricare, seguiranno, se disponibili, Enemy e Demolition. Che dire del film? Dico subito che ha due stelle che brillano di luce propria. La prima è il protagonista, la seconda è l’argomento, e le realtà di concetto trattate. Mi aspettavo un “semplice” thriller e mi sono ritrovato di più. Di più, di più. Un film unico, un trattato, un documentario, una piccola gemma dell’espressionismo, che mostra, critica ed intrattiene, senza mai denaturalizzare la sua sostanza, evitando di sacrificare l’aspetto più meramente dottrinologico per compiacere l’audience senza pretese. Un equilibrio esperto di vari elementi distanti e separati tra di loro nel corpo del linguaggio, eppure coesistenti con armonia, in un ecosistema di informazioni di vario tipo che vanno dalla satira al black-humor del personaggio fino al testo critico-esplicito sui mass-media. Sarebbe stato facile varcare la sottile linea del grottesco e dell’innuendo erotico quando, in qualità di regista, hai tra le mani una serie di scene particolari e un personaggio bizzarro, eppure l’equilibrio raggiunto è stato compiuto con grazia, senza mai varcare la soglia del compromesso nel nome del mercato di massa. Sarebbe stato facile commercializzare il contenuto, offrendo la facile soluzione del sesso e dell’action descrittivo fine a sé stesso, invece no, il regista punta dritto al suo obiettivo con quell’attitudine da adolescente rinchiuso nella sua stanza che non vuole sentire la forte tentazione di uniformarsi al “modello prestabilito”.

Nightcrawler, da noi giunto con il sottotitolo Lo Sciacallo (mai così adeguato, e lo capirete solo guardando), mi è piaciuto un botto. E’ stato uno spasso, una continua sequenza di idee che brillano di luce propria. Idee puntuali e precise, idee che non si complicano aggiungendone altre, idee che scartano qualsiasi tipo di elaborazione esagerata che complicherebbe inutilmente il film, idee che non si vendono al mainstream, ma piuttosto si attengono al loro modello ignorando i richiami ad un identità più smaccatamente commerciale. Il regista và dritto al sodo, e lo fà in modo semplice, ora esplicito, ora allegorico, trasparente e diretto. E lo fà dapprima costruendo un personaggio, con una sua psicologia distinta e specifica, particolare e variegata, e poi costruendoci attorno una storia, attraverso la quale invia dei messaggi critici e satirici, prendendo di mira un tema degno di analisi e ad oggi spesso oggetto di critiche. Nightcrawler è frutto di un disegno intelligente. La sua storia è centrata su un unico personaggio principale, soggetto-centrista del film, attraverso il quale si dipanano poi gli argomenti che il regista ha voluto esprimere. Il personaggio è il mezzo attraverso il quale tutto ciò che fà linguaggio, nell’opera, si esprimere, si mostra e si fà vedere.

9760d424496681-563352c0cbeeeIl protagonista è Lou, un giovane disoccupato che farebbe di tutto pur di trovare lavoro. Lou è un avvoltoio dell’opportunità, un autentico sciacallo della chance. Vede l’orologio al polso di un vigilante notturno e glielo prende, vuole vendere la bicicletta ad un determinato prezzo e fà di tutto per venderla al prezzo che vuole lui, vuole essere ciò che vuole essere e lo diventa. Fà esattamente ciò che vuole, depravando il codice morale a più riprese. Fà tutto pur di guadagnare, rilasciando una delibera precisa sulla propria condotta morale: faccio quel che voglio. Poi, un bel giorno, assiste ad un incidente, un fatto che verrà filmato dai reporter e mandato successivamente in onda nei canali televisivi. Lou viene colto da un illuminazione che traduce a fatti nell’arco di un istante. Ha una piccola videocamera, ed ecco che mette subito in pratica un idea. Filmare l’evento che stà accadendo per poi rivenderlo ai telegiornali per fare soldi. La cosa bella e che ci riesce, riesce a filmare, riesce ad ottenere un filmato di qualità e riesce anche a catturare l’interesse degli operatori televisivi, che accettano la sua proposta. Questo porta Lou ad addentrarsi nel mondo del giornalismo televisivo, dietro le quinte, ed è proprio qui che Gilroy sbatte in faccia il mostro contemporaneo. La vera faccia del giornalismo, che già sappiamo, che già molti han capito, ma che alcuni, i più patriottici e appartenenti al filame, non vogliono riconoscere.

download (3).jpegQuando Lou porta il suo primo filmato ad un emittente televisivo per vendergli il materiale, Gilroy ci porta, assieme a Lou, nel dietro le quinte, dietro il muro del sistema giornalistico, dietro quindi il confine dell’apparenza, dove ogni dettame etico e morale non ha accesso e non viene minimamente preso in considerazione e dove le informazioni di cronaca sono risorse, strumenti, per costruire un “prodotto”, un film che piaccia al pubblico, per generare audience e fare profitto. Ogni morte, ogni sofferenza, ogni sparatoria o morto insanguinato che avviene è utile per riempire il servizio giornalistico e aumentare così lo share. Gilroy mostra esplicitamente la realtà cognitiva e comportamentale del mondo giornalistico. Ti mostra la persona e le sue azioni, le sue idee e il suo modello morale. Ogni cosa, dietro il muro, è marcia e Gilroy te lo mostra nel suo squallore. Davanti la tv è possibile ammirare lo squallore del giornalismo: l’ipocrisia della morale, l’uso di immagini crude, di morti, di sangue, di uccisioni di massa per attrarre il pubblico, lo squallore dell’utilizzo della sofferenza altrui strumentalizzata come mezzo per finalizzare lo share, le teorie e i presupposti venduti come verità per attrarre l’impulso istintivo d’attenzione dello spettatore, generando paranoia. Ma, quando si và dietro la tv, dietro le mura degli anchorman, dietro la veste patinata che questi signori hanno sul piccolo schermo, Gilroy ti mostra la peggiore specie di umanità, quel tipo di umanità che fagocita ogni informazione sanguinolenta come risorsa per il capitalismo, violentando con ferocia ogni legge etica e ignorando ogni dettame della coscienza.

Lou diventa parte del gioco e anche lui diventa una calamita gravitazionale, un ricettacolo, una fucina che assorbe e risucchia al suo interno ogni possibile pezzo di gore, di devasto e di degrado affinché possa venire filmato e rivenduto all’emittente nel nome del danaro. Quando Lou è dentro, ogni giornalista è un leone che divora ogni cosa gli venga passata davanti. Ogni informazione passa attraverso un processo di composizione, di formazione, dove vengono usate colonne sonore, effetti sonori da brivido e quant’altro per formare l’identità di un prodotto che attiri l’istinto e il gusto dell’audience. Ogni servizio è un potenziale medio-metraggio, o corto-metraggio, da gestire meticolosamente nell’addizione e nell’aggiunta di informazioni secondarie di tipo cinematografico, finalizzando così il proprio film reale venduto con le caratteristiche di un film irreale.

il_570xn-713255043_tqwrQuando Lou è fuori, è uno sciacallo, un predatore della chance. Ogni sequenza di ricerca dell’informazione è costruita attorno alle condizioni psicologiche del personaggio. Gilroy ci mostra la sua vita e il suo modello comportamentale, anti-eroico, autoritario e folle nella sua autoritaria gestione delle scelte morali. Tramite Lou, Gilroy dipinge un complesso trattato di psicologia, che qui rappresenta, metaforicamente, il capitalismo. Lou è una metafora del capitalismo, dell’aridità sentimentale e della privazione cinica del codice morale nell’essere umano. Egli è la rappresentazione del disgusto nei confronti del prossimo e della propria specie. Lou non ama l’essere umano e non nutre sentimenti nei confronti dello stesso. Egli è una rappresentazione dell’uomo moderno, che vive in relazione al denaro e al lavoro, e che perde strada facendo ogni traccia di umanità insita in lui. In egli non c’è un sentimento, ma solo un cinico pensiero che ha sete di soldi, svuotato di ogni emozione, che vive per il proprio obiettivo. Lou è il livello più basso di umanità raggiunta al giorno d’oggi, e la realtà del lavoro che si ritrova a fare è una delle realtà più degradate esistenti al mondo.

Nightcrawler vuole racconta le ombre della società d’oggi. Gilroy avrebbe potuto costruire un archetipo splendente di una morale limpida e netta, che avrebbe potuto reagire in bene dinanzi le imposizione giornalistiche dei dirigenti (che richiedono un maggior quantitativo di sangue, una determinata tipologia di massacri, assassini di una certa etnia per attirare l’audience, una certa tipologia di persone coinvolte nella strage, etc), con una personalità forgiata nel nome della retta coscienza, fornendo così un eroe che si sarebbe opposto dinanzi i dilemmi etici del lavoro e che avrebbe agito convertendo il proprio lavoro da male a bene. E infatti questo era l’archetipo inizialmente concepito da Gilroy. Ma poi ha cambiato profilo, ha stabilito un idea diversa dalla quale partire per la costruzione tridimensionale del suo protagonista, arrivando a proporre, così, un modello di personaggio opposto e diversificato alla radice. Ha scritto la quintessenza dell’anti-eroe.

Gilroy ci dona così un anti-hero forgiato rifiutando certe convenzioni dell’anti-eroe tipo; un comune essere mortale che ha chiuso le porte del suo cuore non si sa quando (la sua back-story non ci è data saperla), divenendo arido e del tutto apatico. La scrittura del personaggio, come detto, parte da un procedimento opposto. Volendo, per l’appunto, creare un eroe letterale, tipico, Gilroy si è ritrovato ad avere a che fare con una serie di idee-stereotipo che non gradiva. Ha così proposto la soluzione dell’anti-eroe, che tuttavia, nella maggioranza dei casi, scade nella dimensione della psicolabilità e della sociopatia con una parabola declinata e perdente, che porta ovvero il nostro “anti-eroe” perdere. Gilroy ha voluto opporsi anche a questo punto, fornendo una parabola che non necessariamente porta il personaggio a perdere, nè tantomeno a vivere e subire determinate azioni già storicamente mostrare nella storia del cinema. La sua apatia sociale e la sua psicologia vagamente sana razionalmente ma vuota moralmente sono due risorse di caratterizzazione che Gilroy ha dipinto con classe.

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La complessità del personaggio fornisce una certa metafora che dona allo spettatore un significato differente da quanto viene mostrato letteralmente. Il personaggio è un veicolo per esprimere idee, concetti e metafore che Gilroy portava dentro e necessitava di esprimere. Per quanto il personaggio sia uno sciacallo che decompone la sua umanità facendo sua ogni cosa voglia, e scavalcando ogni senso di coscienza per fare suo ogni cosa (per l’appunto), il regista non desidera mitizzare questa sua caratteristica né che il pubblico si compiaccia di questo suo atteggiamento, ma piuttosto vuole esprimere un sotto-testo critico sul capitalismo, sulla realtà umana che vede l’uomo divenire un contenitore quasi del tutto privo di sentimento, una sorta di deserto arido senziente, interessato unicamente all’obbiettivo del lavoro e del guadagno, divenendo padrone di ogni cosa e, quindi, autore di un profitto sempre più largo (capitalismo). Dentro il personaggio ci sono una marea di elementi con il quale il regista si è sbizzarrito. Siamo davanti un personaggio costruito con una certa ricchezza di contenuti, vario e in una certa misura complessa. In Lou vive anche una seconda metafora. Lou è un animale sociopatico che lavora e vive di notte e in egli vi è la metafora del predatore notturno, del cacciatore-animale a quattro zampe, dell’animale che va in cerca della propria preda durante le ore diurne. Lou è un predatore, una volpe notturna furba che inclina la propria intelligenza in direzione del male. Egli non è “cattivo”, fà “soltanto” cose sbagliate, perchè ha perso la voce della coscienza. 

download (2).jpegOvviamente, questo personaggio, non avrebbe avuto motivo alcuno di esistere se non avesse avuto un attore degno di renderlo vivo, pratico, fisico, se non ci fosse insomma stato qualcuno capace di dare corpo e anima a questa figura scritta su carta. La scelta del brillante Jake Gyllenhaal è stata perfetta. Jake dona un corpo fisico al personaggio, una mente, una voce e una gestualità e una espressività vocale e comportamentale tutta sua. Jake è già di suo un mostro della recitazione e anche in  questo caso concretizza una performance completa, brillante e potente. L’attore ha perso 40kg di peso corporeo, ha ridotto il volume del suo corpo e si è trasformato in un fisico mediamente più esile e gracile del solito. Questo per assumere le sembianze di un animale notturno, sulla falsariga di una volpe o di uno sciacallo a quattro zampe con il viso cavato e gli occhi che risplendono nella notte, riflettendo le luci notturne. Questa è la sembianza estetica raggiunta da Jake per impersonare la parte.

Il suo viso è scavato, i suoi occhi allucinati, nel suo sguardo c’è la sensazione di pazzia che ha perso il sentimento per il genere umano. Questo lo rende simile ad un animale notturno denutrito e predatore, che come un leone caccia la propria preda, ricercandola quieto e nascosto nell’ombra per poi scattare come un folle non appena la posizione della preda è stata identificata. E così fà Lou, tenendosi quieto e calmo dentro l’abitacolo della macchina, ascoltando la radio della polizia pronto ad intercettare una sparatoria, un incidente o qualsiasi altra cosa sia di interesse per i mass-media, per poi scattare come un predatore nel pieno della sua caccia, nel tentativo di agguantare la sua preda in modo feroce e violento, non appena scopre un fatto avvenuto e il luogo in cui è avvenuto. E, proprio come un animale, scatta ferocemente correndo a perdifiato, violando ogni regola e giungendo dritto sul posto per catturare la preda prima degli altri. 

42849Scrivendo e dirigendo con il linguaggio del letteralismo pratico e visivo, senza però scindere il sotto-testo e la metafora, e descrivendo significativamente, Gilroy distrugge il mondo del giornalismo, mostrando quanto infame siano le logiche e il comportamento morale di chi gestisce il servizio dell’informazione. I mass-media usano i fatti di cronaca come oggetti di mercato. Sembra di assistere ad un documentario sul Tg5 nostrano, che non differisce affatto da quello mostrato qui, in Nightcrawler. Tutt’altro. Mentre guardavo il film, mi sembrava di vedere la medesima gestione, gli stessi meccanismi di pensiero, gli stessi servizi e la stessa costruzione in quanto a contenuto, montaggio e sonoro. Perfettamente identico e verosimile. Uguale. Dopotutto, se il giornalismo è spazzatura, può esserlo ovunque, e l’Italia si avvicina così pericolosamente al giornalismo/spazzatura mostrato nel film. A Lou vengono richiesti non dei fatti di cronaca, ma dei film, qualcosa di forte che intercetti il gusto della gente, il pubblico del mattino e della sera, con avvenimenti e situazioni che vengono poi trattate, depersonalizzate e violate nella loro integrità, fornendo un materiale quasi cinematografico, con i morti usati come risorse per generare audience, e del tutto privati della loro dignità. Il rispetto per la vita umana, il codice etico e morale, il rispetto e il trattamento della sofferenza, qui non esistono. Così come nella vita reale. 

Quando il regista ci porta nelle strade di Los Angeles, prevalentemente nel notturno, si sbizzarrisce fornendo dapprima delle bellissime cellule sul personaggio, che espandono, nello spettatore, la consapevolezza di chi sia questo Lou, per poi catapultarci nell’azione, fornendo una sotto-trama specifica che porterà Lou a seguire un caso di omicidio autonomamente, fino a che non avrà raggiunto le informazioni necessarie per costruirci un servizio. Maggiore saranno i servizi che Lou porterà all’operatore televisivo, maggiore sarà il potere economico del personaggio e, quindi, i servizi, i capricci e le idee che potrà permettersi. Se si omette il lato immorale delle sue azioni, a livello tecnico Lou è un manuale fai-da-te per trovare lavoro. Mettiamo da parte l’analisi morale delle sue gesta. Il solo fatto di crearsi un lavoro da sé e di procurarselo in autonomia, può effettivamente ispirare chiunque si trovi nello stato di disoccupato.

downloadNello sviluppo della diegesi di Nightcrawler, Gilroy gestisce con sapienza la composizione quantificata e qualitativa della vita privata di Lou. Gestisce, scrive e compone con intelligenza le situazioni private e intime, i suoi tentativi di occupare la giornata, la risoluzione del lavoro, il contatto umano e relazionale con colleghi e con estranei, il suo modello razionale di ragionamento. Quando poi è dentro l’abitacolo, il regista costruisce delle splendide sequenze sia narrative, che ruotano attorno ai dialoghi, sia squisitamente filologiche, espressive, fatte per implicitare l’esistenza della storia, il suo evolversi e il concatenamento di eventi che porta la storia a muoversi, a crescere, a dirigersi verso un altrove, là dove vuole Lou. Fino a che non farà comparsa anche il collega di Lou, un poveraccio perennemente retto dalla sua coscienza e dalla sua percezione morale del mondo, che si oppone e fa da contrappunto a quello di Lou. In cerca di lavoro accetterà la proposta del nostro protagonista e si ritroverà così alla merce delle folli dottrine di pensiero del suo nuovo datore di lavoro, che lo porterà a scontrarsi contro dubbi e limiti sia etici, che prettamente “tecnici”, pratici (quando lavorano la notte stando tutto il tempo dentro l’abitacolo, e lui viene ripagato da una paga misera). Lou è capace di tutto, e questo tutto è sbagliato.

1280x720-fvhGli operatori televisivi finiranno anche per ritrovarsi come delle marionette sottomesse ai dettami lavorativi di Lou, che proporrà la cessione dei suoi “preziosi” filmati a patto che le sue condizioni vengano rispettate. Condizioni esigenti, sempre estrose ed egoiste, sempre esagerate ed estremizzate nella richiesta. Questo porterà la scelta del compromesso, che avrà luogo quando l’operatore dovrà decidere se accettare le condizioni e ottenere così il filmato, o rifiutarle e vedersi così rifiutato il prezioso pezzo-oggetto necessario per guadagnare. Una metafora sulla combutta della preda tra animali. Un pò come la carne in un branco di selvaggi, nella savana selvatica. Fondamentalmente, Gilroy, con Nightcrawler, mostra un mondo di animali, un vero trattato di sociologia animale, dove ognuno è interessato alla preda e al cibo quotidiano e dove ognuno vive per il proprio personale interesse e tornaconto, macchiandosi pur di raggiungere il risultato e depravando il proprio modello morale ed etico, costruito attorno a un violento atteggiamento capitalista, dove chi è più forte, crudo e disposto a scendere a patti, ottiene il dominio, chi invece segue la retta via della coscienza, viene sbranato dal branco di lupi che invece non hanno difficoltà a masticare e ingerire ogni pasto, perchè tanto hanno già lasciato dietro di sé ogni legge morale.

La città è una delle componenti del trattato sociologico del film. Nella sconfinata metropoli americana non c’è spazio per figure docili che seguono la via della coscienza morale. La città dipinta mostra una società sbranata dall’aridità dei sentimenti dei suoi stessi cittadini, divenuti un branco di animali. I giornalisti sono animali sedentari, che sbranano in modo quieto la carne che viene a loro data. Lou fa parte dei predatori attivi, che ricercano la preda per venderla. Gli altri sono assassini, criminali con l’aggiunta dei colleghi di Lou, quelli del mondo giornalistico, che si combattono anch’essi la ricerca dell’informazione, la ricerca del pezzo più sanguinolento possibile e l’inquadratura più d’effetto possibilmente ricavabile. E, nel fare ciò, si sbranano a vicenda. L’antropologia mostra figure erranti e l’unica figura vagamente “sana” che finisce in un branco di lupi (il collega subdolo di Lou) finisce per fare la fine di un animale docile in una savana di predatori selvatici.

L’idea espressiva del black humor e della satira sono parte del corpo ideologico, e il linguaggio è così forte di una dialettica compiuta e di una forte componente semantica, fornendo anche dei preziosi fotogrammi in cui si ride per quanto il film sia satirico sull’atteggiamento umano. Le sequenze d’azione ci sono, non sono fine a sé stesse ma sono piuttosto un tassello della concatenazione collaterale di eventi, una variante della narrazione, che ci porta dove la storia si evolve e si dirige. La sua fotografia mostra una Los Angeles che predilige le ore notturne, con una gestione di luci e una colorazione impeccabile. Tecnicamente è altrettanto eccellente e le costruzioni delle scene offrono scelte di regia sempre vincenti. Concludendo, Nightcrawler è un capolavoro e il mio like per questo film è totale. Ha un linguaggio peculiare, è significativo e non fine a sé stesso, ha una dottrina specifica tutta sua. Mi ha conquistato e affascinato, mi ha fatto ridere, mi ha fatto pensare, e ha mostrato un argomento tematico che mi sta a cuore e sopra il quale penso e ragiono da vari anni. Penso che questo film vada guardato, dandogli l’attenzione che merita. Un must che brilla di luce propria, un piccolo capolavoro ed uno dei film più interessanti del panorama odierno. 


Nightcrawler 

  • nightcrawler.jpegRegia: Dan Gilroy
  • Sceneggiatura: Dan Gilroy
  • Musiche: James Newton Howard
  • Cast: Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Riz Ahmed
  • Durata: 117 minuti
  • Anno: 2014
  • Box Office: $50.000.000
  • Like personale: 90%+
  • Edizione consigliata: blu-ray