La visione di Joseph Ratzinger del 1969 sul futuro della Chiesa

Chiunque cerchi profezia, veritiera e ispirata da Dio, la può trovare nelle parole dei santi. Chi prega Iddio e cammina con Cristo nella quotidianità della propria vita, può richiedere, ed eventualmente ottenere, gli strumenti critici necessari per la corretta interpretazione dei tempi, attuali e futuri. È evidente che Ratzinger camminasse con Dio, giacché i frutti, spirituali e intellettuali, erano pieni di grazia. Non essenti da imperfezioni, ma realmente benedetti dalla grazia di Cristo. Ratzinger offrì una lucida interpretazione sul futuro della Chiesa durante una trasmissione radiofonica del 25 dicembre 1969. La suddetta interpretazione, rilasciata in tempo reale, può ambire ad essere apostrofata profezia per le sue doti di previsione lucida e specifica sull’avvenire dei tempi.

Una profezia autentica, o un’interpretazione visionaria sul futuro dei tempi complessivamente attendibile, si riconosce dall’inscindibile legame con la virtù della speranza. Nessun vero uomo di Dio parla dei tempi che corrono, o che verranno, nel nome della disperazione, come se fosse tutto finito e non ci fosse più nulla da fare. Chiunque parli così non ha lo spirito di Dio e non agisce secondo la pedagogia del Bene. Diversamente, agisce come Satana vuole che agisca: parlando in maniera disperata e aiutando il prossimo a disperarsi. Chi ha Cristo nel cuore saprà anche vedere i segni dei tempi, ma senza che questi vengano divisi dalla speranza: la speranza che Dio ha – e avrà – l’ultima parola, la speranza di un tempo migliore, la speranza che le tenebre di oggi diverranno luci un domani. Chi profetizza il futuro in Dio vede sia le tenebre che la luce: vede le tenebre che verranno ma vede anche la luce che vincerà sul finire dei tempi. Sa che le tenebre saranno temporanee e mai eterne.

Chiunque agisca secondo il maligno fa una sola cosa: disperare. Indicare che tutto è buio e che non c’è più niente da fare, che le tenebre hanno vinto e che esse vinceranno sempre e comunque. Così si glorifica il male, si preclude la speranza evangelica e si deturpa lo spirito divino del Vangelo di Cristo. Bisogna dunque anteporre la speranza, affermando – con convinzione di fede – che il buio attuale verrà certamente dissipato dalle potenze divine di Cristo. Ratzinger ci fece un dono: una lucida profezia sul futuro della Chiesa. Un futuro in cui le tenebre si sarebbero insidiate, ma anche dove la luce, alla fine dei tempi, avrebbero svolto l’azione finale di restauro.

Dalle parole del professore Joseph Ratzinger, rispondendo alla domanda di coloro che si chiedevano cosa sarebbe diventata la Chiesa in futuro, durante la trasmissione radiofonica del 25 dicembre 1969

(…) Dobbiamo essere cauti nei nostri pronostici. Quello che ha detto Sant’Agostino è ancora vero: l’uomo è un abisso; nessuno può prevedere quello che uscirà da queste profondità. E chiunque creda che la Chiesa sia non solo determinata dall’abisso che è l’uomo, ma raggiunga l’abisso più grande, infinito, che è Dio, sarà il primo a esitare con le sue predizioni, perché questo ingenuo desiderio di sapere con certezza potrebbe essere solo l’annuncio della sua inettitudine storica. (…)

Il futuro della Chiesa può risiedere e risiederà in coloro le cui radici sono profonde e che vivono nella pienezza pura della loro fede. Non risiederà in coloro che non fanno altro che adattarsi al momento presente o in quelli che si limitano a criticare gli altri e assumono di essere metri di giudizio infallibili, né in coloro che prendono la strada più semplice, che eludono la passione della fede, dichiarandola falsa e obsoleta, tirannica e legalistica, tutto ciò che esige qualcosa dagli uomini, li ferisce e li obbliga a sacrificarsi. Per dirla in modo più positivo: il futuro della Chiesa, ancora una volta come sempre, verrà rimodellato dai santi, ovvero dagli uomini le cui menti sono più profonde degli slogan del giorno, che vedono più di quello che vedono gli altri, perché la loro vita abbraccia una realtà più ampia. La generosità, che rende gli uomini liberi, si raggiunge solo attraverso la pazienza di piccoli atti quotidiani di negazione di sé. Con questa passione quotidiana, che rivela all’uomo in quanti modi è schiavizzata dal suo ego, da questa passione quotidiana e solo da questa, gli occhi umani vengono aperti lentamente. L’uomo vede solo nella misura di quello che ha vissuto e sofferto. Se oggi non siamo più molto capaci di diventare consapevoli di Dio, è perché troviamo molto semplice evadere, sfuggire alle profondità del nostro essere attraverso il senso narcotico di questo o quel piacere. In questo modo, le nostre profondità interiori ci rimangono precluse. Se è vero che un uomo può vedere solo col cuore, allora quanto siamo ciechi!

In che modo tutto questo influisce sul problema che stiamo esaminando? Significa che tutto il parlare di coloro che profetizzano una Chiesa senza Dio e senza fede sono solo chiacchiere vane.

Non abbiamo bisogno di una Chiesa che celebra il culto dell’azione nelle preghiere politiche. È del tutto superfluo. E quindi si distruggerà. Ciò che rimarrà sarà la Chiesa di Gesù Cristo, la Chiesa che crede nel Dio che è diventato uomo e ci promette la vita dopo la morte. Il tipo di sacerdote che non è altro che un operatore sociale può essere sostituito dallo psicoterapeuta e da altri specialisti, ma il sacerdote che non è uno specialista, che non sta sugli spalti a guardare il gioco, a dare consigli ufficiali, ma si mette in nome di Dio a disposizione dell’uomo, che lo accompagna nei suoi dolori, nelle sue gioie, nelle sue speranze e nelle sue paure, un sacerdote di questo tipo sarà sicuramente necessario in futuro.

Facciamo un altro passo. Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poiché il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. In contrasto con un periodo precedente, verrà vista molto di più come una società volontaria, in cui si entra solo per libera decisione. In quanto piccola società, avanzerà richieste molto superiori su iniziativa dei suoi membri individuali.

Scoprirà senza dubbio nuove forme di ministero e ordinerà al sacerdozio cristiani che svolgono qualche professione. In molte congregazioni più piccole o in gruppi sociali autosufficienti, l’assistenza pastorale verrà normalmente fornita in questo modo. Accanto a questo, il ministero sacerdotale a tempo pieno sarà indispensabile come in precedenza. Ma nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la Chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica.

Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione la renderà povera, la farà diventare una Chiesa dei piccoli, il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo.

Il processo sarà lungo e faticoso, come lo è stata la strada dal falso progressismo alla vigilia della Rivoluzione Francese – quando un vescovo poteva essere ritenuto furbo se si prendeva gioco dei dogmi e insinuava addirittura che l’esistenza di Dio non fosse affatto certa – al rinnovamento del XIX secolo. Ma dopo la prova di queste divisioni uscirà da una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini che vivranno in un mondo totalmente programmato vivranno una solitudine indicibile. Se avranno perduto completamente il senso di Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.

A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, che è già morto, ma la Chiesa della fede. Certo essa non sarà più la forza sociale dominante nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza oltre la morte”.

La Chiesa cattolica sopravvivrà nonostante uomini e donne, non necessariamente a causa loro, e comunque abbiamo ancora la nostra parte da fare. Dobbiamo pregare e coltivare la generosità, la negazione di sé, la fedeltà, la devozione sacramentale e una vita centrata in Cristo.

Joseph Ratzinger

La “profezia” è in corso. Molti dei palazzi edificati nel tempo non vengono più abitati; essa non riesce più a gestire più buona parte dei suoi tesori terrestri. Il sacerdozio di oggi è divenuto un servizio multi-mestiere: i sacerdoti vengono chiamati a ricoprire incarichi disparati e in ambiti diversi, per il vuoto lasciato dalla generazione corrente. Essa appare ininfluente nella storia e inutile nel sistema sociale e politico: non esercita più la stessa influenza che esercitava addietro nei secoli. Ma il risvolto conclusivo, il lieto fine, così come logicamente presagito, deve ancora avvenire: quella Chiesa che cessa di «filtrare ora con la sinistra, ora con la destra» deve ancora sopraggiungere, poichè la Chiesa continua a patteggiare con le forze politiche dominanti, barattando la teologia per la politica e i tesori divini per il mandato terrestre; il sacerdote «moderno» deve ancora cessare di essere un operatore sociale e deve nuovamente riscoprirsi sacerdote. I fedeli devono nuovamente riscoprirsi consapevoli di Dio e dell’essere figli di Dio, poichè le profondità dell’anima vengono ancora abitate da «questo o quel piacere».

CC 675 Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. 637 La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra 638 svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. 639

(637) Cf Lc 18,8; Mt 24,12
(638) Cf Lc 21,12; Gv 15,19-20
(639) Cf 2 Ts 2,4-12; 1 Ts 5,2-3; 2 Gv 7; 1 Gv 2,18.22

Il cammino della Chiesa avrà ancora dinanzi a sé un periodo di sofferenza e di tribolazione. Chiunque rimarrà ancorata ad essa, senza andarsene, dovrà patire il calvario di Cristo, che consisterà nella sofferenza di vivere nel mondo, nella persecuzione di essere figli di Dio, nell’essere oggetti dell’odio del mondo pagano. La visione profetica che Ratzinger espresse sulla Chiesa del futuro è in atto, è un processo in fase di attualizzazione, in cammino verso il suo compimento. Verrà poi il giorno in cui essa sarà purificata e le iniquità che la abitano, e che sono riuscite ad insidiarcisi, verranno per sempre scacciate. Essa risorgerà dalle sue ceneri e tornerà a vestire abiti celesti, adornata dallo splendore dei tempi antichi.

Giovanni 15, 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Matteo 16, 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa

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