A Dio cardinale Pell: le false accuse di pedofilia e le critiche al Sinodo sulla sinodalità

Il cardinale Pell muore il 10 gennaio 2023, non prima di aver vissuto, ancora una volta, la via della Croce, l’unica via di santificazione e di accesso al Regno dei Cieli. Non ve ne sono altre: si sbaglia l’uomo il quale crede di essere «già salvo», persuaso dall’eretica riforma protestante, la quale afferma che, indipendentemente dalla condizione di amicizia con Dio nell’atto del trapasso, andremo comunque in Paradiso per salvezza automatica.

Il cardinale Pell ha affrontato un calvario tra i più aspri che si possano vivere: le sofferenze di chi vede sgretolarsi la Chiesa, dinanzi i colpi del modernismo massonico, e le accuse di violenza sessuale, croce che in pochi riescono a portare mantenendosi nella fede. Colpevole di crimini mai compiuti. Se nel primo caso aiuta la ferma convinzione che le tenebre non prevarranno nella Chiesa (Matteo 16,18), nel secondo soltanto uno straordinario rapporto di unione con Dio possono salvare dalla tentazione del suicidio, per la sofferenza schiacciante che si vive nella propria anima e che ne permea ogni “poro”.

La croce delle false accuse di abusi sessuali. Il calvario conclusivo di Pell, che lo vide salire sul Golgota condannato dai farisei, inizia il 29 giugno 2017, quando la polizia australiana diede conferma dell’imminente stato di accusa per “gravi reati sessuali” su minori. L’11 dicembre 2018, viene giudicato colpevole di abusi sessuali su due minori di 13anni dalla giuria della County Court dello Stato di Victoria, Australia, ed il 13 marzo 2019 viene condannato ad una pena detentiva di 6 anni. Nel novembre dello stesso anno, alla luce di vizi formali nella procedura processuale segnalati dal giudice Man Weinberg, la Corte Suprema dell’Australia ammise la richiesta di appello presentata dal sacerdote. Il 7 aprile 2020 viene prosciolto all’unanimità dalla stessa Corte e rilasciato dopo 404 giorni di carcere da innocente.

Il giornalista australiano Andrew Bolt ebbe modo di affermare: «L’unico momento in cui l’abuso poteva essere commesso era durante i cinque o sei minuti immediatamente dopo la Messa, durante i quali la sacristia non era occupata da persone intente a portare avanti e indietro gli oggetti liturgici. Ma l’accusatore ha sostenuto che di aver partecipato alla processione del coro dopo la messa, Io ho rifatto lo stesso identico percorso e, cronometro alla mano, posso dire che ci vogliono circa cinque minuti e mezzo. Dunque, non c’era più il tempo materiale per l’abuso». 1

  1. ildubbio.news, Daniele Zaccaria, 11 gennaio 2023.

Il “caso Pell” conferma che l’uomo si dispone così come gli viene detto di disporsi. Siamo pronti a varcare la linea marcata dai media: chiunque venga indicato come mostro, lo è. Il vizio tradizionale dell’uomo dinanzi persone accusate, è di arrogarsi il diritto di poter sfogare il proprio odio su costoro, come se questi fossero obiettivamente dalla parte del torto ed i primi obiettivamente dalla parte della ragione; ognuno, senza essere giudice, si erge comunque a giudice supremo, elargendo condanne e maledizioni come se ne avesse il diritto divino. Ogni volta che sentiamo di un singolo uomo, od una singola donna, accusato di questo o quest’altro crimine, pur non avendo certezze e pur non essendoci ancora prove che confermino l’accusa, ci poniamo dinanzi ad esso come fossimo la divinità assoluta del giudizio: pronti alla condanna definitiva e al giudizio supremo che egli è senz’altro colpevole.

Il nostro odio gratuito dimostra che ci si può inorridire dinanzi ciò che è ingiusto e male, e dunque che il senso del male non è del tutto estinto; ma dimostra anche di come l’uomo sia veloce all’ira e alla condanna e che è pronto ad usare ogni occasione per odiare gratuitamente senza nessuna conoscenza dei casi e degli atti avvenuti. Ogni scusante è buona per lo sfogo dell’odio personale ed ogni persona ingiustamente accusata diviene oggetto anche dell’odio e delle accuse di chiunque si unisca gratuitamente al coro dell’infamia.

Dio avrà a sé il cardinale e gli donerà l’eterna retribuzione per l’amore e la carità che avrà esercitato. Ma se Dio è semplice, l’uomo e la storia umana sono complessi ed ambiscono ad una pluralità di giudizio e di ricordo storico che differisce dall’essere divino. Per Dio, nel giorno del giudizio, conta solo l’amore che hai dato in buona fede; per l’uomo conteranno le opere contingenti, visibili e immanenti, di cui si potrà avere memoria scientifica. Dio vede l’anima; l’uomo cerca l’esteriorità delle opere, possibilmente altisonanti e adornate di luccichii. Si ricorderà il cardinale Pell sia per i motivi Dio-orientati, la carità e la fede, sia per i motivi appartenenti alla storia umana, tra cui la lotta alla pedofilia, alle coppie omogenitoriali, al modernismo e la critica al Sinodo della Sinodalità. E non che Dio non approvi né tenga in considerazione anche quest’ultime.

Il cardinale Pell fu uno strenuo lottatore contro la pedofilia. Fu lui a instituire il «Melbourne Reponse», un protocollo interno del 1996, avente effetto in ambito diocesano, che invitava tutti i fedeli a denunciare eventuali violenze subite, ed istituendo una commissione indipendente composta interamente da membri laici per verificare le accuse e risarcire le vittime. Fu inoltre lui a rimuovere 28 sacerdoti, autori di abusi, in cinque anni nella sola Diocesi di Melbourne.

In un articolo scritto su The Spectator, il cardinale Pell ebbe modo di esprimere una critica costruttiva sul Sinodo della Sinodalità, valorizzando valori e concetti che da sempre hanno reso l’intelletto umano lo stato dell’arte del pensiero critico: «Il Sinodo dei vescovi cattolici è impegnato nella costruzione di quello che viene considerato il “sogno di Dio” della sinodalità. Purtroppo, nonostante le buone intenzioni professate dai vescovi, questo sogno divino si è trasformato in un incubo tossico. […] Senza alcun senso di ironia, il documento si intitola Allarga lo spazio della tua tenda, e lo scopo dichiarato è di accogliere non i nuovi battezzati – coloro che hanno risposto alla chiamata a pentirsi e a credere – ma chiunque possa essere abbastanza interessato da ascoltare. I partecipanti sono invitati a essere accoglienti e radicalmente inclusivi: “Nessuno è escluso”. […] Il documento non esorta nemmeno i partecipanti cattolici a fare discepoli in tutte le nazioni (Matteo 28:16-20), né tanto meno a predicare il Salvatore (2 Timoteo 4:2). Così leggiamo che il popolo di Dio ha bisogno di nuove strategie; non litigi e scontri ma dialogo, rifiutando la distinzione tra credenti e non credenti. Il popolo di Dio deve realmente ascoltare, si insiste, il grido dei poveri e della terra.»

E ancora: «A causa delle divergenze di opinione sull’aborto, la contraccezione, l’ordinazione sacerdotale delle donne e l’attività omosessuale, si ritiene che non si possano stabilire o proporre posizioni definitive su questi temi. Questo vale anche per la poligamia, il divorzio e il nuovo matrimonio. Tuttavia il documento è chiaro sul particolare problema della condizione di inferiorità della donna e dei pericoli del clericalismo, anche se si riconosce il contributo positivo di molti sacerdoti. Che cosa pensare di questo pot-pourri, di questa effusione di buona volontà New Age? Non è un riassunto della fede cattolica o dell’insegnamento del Nuovo Testamento. È incompleto e ostile in modo significativo alla tradizione apostolica. E non riconosce da nessuna parte il Nuovo Testamento come Parola di Dio normativa per ogni insegnamento sulla fede e la morale. L’Antico Testamento viene ignorato, il patriarcato rifiutato e la legge mosaica, compresi i Dieci Comandamenti, non viene riconosciuta.».

Per poi proseguire: «I due sinodi finali di Roma nel 2023 e nel 2024 dovranno chiarire il loro insegnamento in materia morale, poiché il relatore (capo scrittore e direttore) cardinale Jean-Claude Hollerich ha pubblicamente respinto gli insegnamenti fondamentali della Chiesa sulla sessualità, sostenendo che contraddicono la scienza moderna.» prosegui qui in versione originale e qui in versione italiana.

Ogni fedele, consacrato o meno, è chiamato ad essere fuoco che brucia ed i pastori devono moralmente dare l’esempio, ispirando una nuova generazione di fedeli ad alzarsi, a prendere le armi e a varcare i confini della vita mondana, la quale scorre e si consuma senza Cristo. Il cardinale Pell ha dato esempio di fede nella tempesta – una delle più terribili che un uomo possa vivere – e coerenza con la Tradizione Apostolica. Ogni fedele non dovrà essere da meno.

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